mercoledì, giugno 30, 2004

 

Ancora non ci credo. La sensazione di sospensione non mi ha ancora abbandonata, aspetto ancora qualcosa. Che cosa non si sa, come il ten.Drogo che attende i tartari AAAAAAAAAAAHHHHHHH! Nonononononono! Hai finito, lo vuoi capire?!? Hai F-I-N-I-T-O!

Ho zompettato per la scuola come un'anima in pena tutta la mattina, facevo avanti e indietro per vedere l'esame di Martuschka che è uscita piangendo per fisica. Sì, vabbè, ci credo. Ho sognato l'esame che andava male, ho visto la Rossa calmissima che ha studiato stanotte dalle nove alle sei. Ho visto frodaccio che ieri si è svegliato alle due e mezza di mattina e ha visto l'alba giocando alla playstation. Ho finito. Ancora non ci credo.


Noazemi | 16:18 | commenti (6) | permaloso



 

lunedì, giugno 28, 2004

Il portone si chiude rumorosamente e subito mi accorgo di aver fatto una stronzata a mettermi la maglietta del Check Point Charlie, fa troppo caldo. Il sole brucia da morire e i jeans sembrano appena usciti da un forno. Prendo la solita strada, quella su cui ho consumato per cinque anni le suole di gomma delle mie scarpe. Il giardino è chiuso, 'fanculo, e lo devo aggirare facendomi strada tra i rami sbilenchi degli stupidi oleandri in fiore. E quando salgo le scale mi rendo conto di dove sono. Ci sono certe strade che sono talmente familiari che si percorrono senza farci caso, come quando al telefono componi sempre lo stesso numero e per farne di altri ci devi pensare un po'. Una è già fuori, gioiosa e libera, che festeggia. L'altra è dentro e parla, parla tanto e bene. La terza è seduta dietro accanto alla sorella e rimugina a testa bassa. Passano le ore, passa il caos e il ritorno all'ordine e la legge di Faraday-Neumann e Escher e Mrs. Dalloway e Gadda e Nietzsche e Einstein. Tutto passa e vedo la felicità e la serenità sulle loro facce. E vedo la mia sbiancare e sento lo stomaco che si chiude. Iononsotuttociòchelorosanno. Ho paura, ho una fottuta paura di quei sei lì dietro che si divertono. Ma forse ho solo paura di crescere, una buona volta.


Noazemi | 19:45 | commenti (15) | permaloso



 

sabato, giugno 26, 2004


Noazemi | 20:08 | commenti (16) | permaloso



 

giovedì, giugno 24, 2004

Avrei voluto scrivere qualcosa a proposito dello star da soli a di sera in estate, di quanto sia triste e stupido, ma non lo farò perchè non ho più neanche un'idea buona e creativa. L'inattività uccide il cervello e il fatto di non avere contatti con il resto del mondo da giorni, a parte che per telefono, eh, dal trillo malefico non si scappa, mi rende di nuovo consapevole di quanto sia ipocrita ogni rapporto d'amicizia. Nella mia mania di leggere le scritte sui muri ne ho trovata una decismente stupenda che si addice proprio al caso. Era in palestra sullo stipite sinistro dell'entrata al Loculo, era alla fine di un lunghissimo discorso triste e incazzato, quei soliti poemi composti in preda alla solita depressione adolescenziale: l'amicizia è il sapore di un cioccolatino al veleno. Sì, ok, ho capito sembro troppo banale, è vero. Allora ricarichiamo l'intero discorso e riscriviamolo in uno stile che mi si addice.
Va bene, è appena iniziata l'estate e già la detesto. Fuori di qui si sentono solo poche grida dei soliti scippatori mancati, qualche antifurto e poche macchine. In compenso molte moto casinare e parecchi autobus tremolanti. Come al solito tutte le mie aspirazioni di fare la diciottenne normale sono andate tranquillamente a farsi fottere, dato che i soliti amici, comportandosi da bravi bambini-pensionati hanno ripreso il solito andazzo di vacanze-cum-parentado, ritirate a mezzanotte (i cenerentoli) e cene-a-casa-di-sera che fanno tanto famigliola felice anni cinquanta. Ma questa è storia vecchia, c'è sempre stata e sempre ci sarà.
Non mi piace questo post, ma lo pubblico lo stesso, giusto per vedere l'effetto che fa.

Noazemi | 00:02 | commenti (29) | permaloso



 

lunedì, giugno 21, 2004

I would rather starve than eat your bread

Perfetto. Passi tre giorni interi a sputar sangue sui libri e poi ti ritrovi roba tipo Parla del rapporto tra teoria e prassi in Marx e Nietzsche, ed eventualmente anche in Croce e Gentile (max 15 righi). Ma vaffanculo tu, stupido Tabagista ragno, che già sei uno stronzo perchè quel noveemezzo in filosofia è diventato un nove alla fine dell'anno. E vaffanculo anche ai miei inesistenti rappresentanti di classe che hanno paura dei professori. E vaffanculo anche a me che non mi sono candidata di nuovo e che bene o male sapevo rispondere a questa domanda. Assolutamente fantastico. Ah, e vaffanculo anche alla scuola che da settant'anni forma la classe dirigente barese. E si vede!

Adesso basta, ho bisogno di una pausa. Tra l'altro ho anche perso altri due chili nel giro di una settimana, e ciò non è affatto buono.


Noazemi | 16:39 | commenti (14) | permaloso



 

sabato, giugno 19, 2004

ESPERIMENTO RIUSCITO!

per la serie "hai tempo da perdere"

Seguendo il principio dei sei gradi di separazione (quella teoria che dice che se io conosco tot persone e ognuna di loro ne conosce altre tot e così via, con solo sei gradi di questa storia ognuno di noi conosce in maniera indiretta tutta la popolazione modiale) mi sono chiesta ma se io seguo i links dei blog a casaccio partendo dal mio, riuscirò a tornare indietro? Lo so che è una domanda idiota e inutile, ma io adoro le cose idiote e inutili.

Ora, siccome questo post l'avevo quasi finito prima che mi fosse del tutto cancellato, procederò in maniera schematica da elenco, perchè rifare tutto il discorso di prima mi stressa non poco.

PARTENZA da qui; Seba; SolimanoILMagnifico; stregaccia; Dio; ilfastidio; absinthfreespirit (una blogstar presenzialista); un blog librario; un blog qualunque; Bradipa; zaccaria ; ohmygod (meglio noto come Hastur); Zagherro e infine ARRIVO qui di nuovo.

Lo so che detto così è palloso, fa schifo e sembra solo pubblicità a potenziali blogstar, però è interessante, io penso, questa storia. Tra l'altro adesso, mentre ripescavo gli URL delle varie pagine, mi sono accorta che c'erano altri diecimila itinerari. Assurdo come anche un'outsider misconosciuta come me possa essere comunque raggiungibile.


Noazemi | 13:58 | commenti (13) | permaloso



 

giovedì, giugno 17, 2004

è stato visto sul confine tra Quemado e Santa Rosa sui sentieri che costeggiano il Rio Grande, col suo cavallo marrone e il suo fucile sottobraccio cavalcava veloce come il vento; la Mama Blanca va dicendo che l'ha incontrato a San Josè mentre le guardie lo inseguivano sparando; Padre Ramon l'ha ospitato, benedetto e ringraziato e l'ha lasciato sulla strada per Durango...

Si può chiamare MASSACRO quello degli ultimi due giorni. Il mio callo dello scrittore ha raddoppiato il suo volume ed è incredibile quanto calore riescano a sviluppare ventidue teste pensanti, chi più chi meno (dipende dalla mole di materia grigia presente nel cranio e dalla quantità di foglietti nelle mutande). Mad Saker la torta al cioccolato pazza. Chi sa fare due più due può evincere il mio stato mentale.


Noazemi | 19:49 | commenti (20) | permaloso



 

lunedì, giugno 14, 2004

Due dita nella presa

Posto per non studiare, si sa. Devo finire tutto il programma di italiano per dopodomani. Mi sembra surreale, non è possibile che stia succedendo a me. Ieri cercavo di convincermene, che non sarei mai più dovuta andare a scuola salvo altre quattro levatacce. Non ci riuscivo, e mentre fingevo di prestare attenzione a delle percentuali in tivù pensavo è tardi, cazzo, devo andare a dormire, se no domani chi si sveglia per andare... nononono, non ci devo andare più. ma non è vero, sì che è vero, controllo il calendario, è vero, ma non può essere. E non è che tutto questo ragionamento ripetuto decine di volte mi rassicurasse, anzi. L'ansia scorre insieme al sangue, e tutta la spiaggia è nelle mie scarpe (non c'entra niente, però è così). Elettricità e adrenalina. Spero di non fare del male a nessuno.


Noazemi | 16:40 | commenti (22) | permaloso



 

venerdì, giugno 11, 2004

Uhm uhm, cena di fine anno. Ore 8.30 esco di casa per giungere da Giò, mi vergogno come una ladra ad andarmene in giro vestita a quel modo, con i tizi che si girano a guardarmi, brrr. Ore 9.00 siamo in pizzeria, arrivano tutti piano piano. Assenti il Tabagista (chè sta ripittando casa), la Dàvero? (evidentemente ha pensato che in un posto chiamato "il buco" sarebbe stato difficile entrare per lei) e 32, come al solito ingiustificata. Ci si siede ad un tavolo immenso, separati in due dal muro dei professori. Si tira fuori l'ormai leggendario diario di Sylos, definito una follia a trecentosessanta gradi, si ride sulle foto dell'ultimo giorno, una settimana fa. Già, si ride, si scherza, si beve e si mangia, tutto senza sbavature, senza eccessi, senza niente. Formale, quasi. Senza sale. Siamo colleghi, solo colleghi di scuola. Ore 12.30 sono già a casa, senza sapere se ho passato una bella serata o meno. Vorrei vedermi tra vent'anni e sapere cosa mi ricorderò di tutto questo.

Noazemi | 13:56 | commenti (15) | permaloso



 

giovedì, giugno 10, 2004

driiiiiin.

-Pronto?

-Wei

-We, bellezza!

-Che fai?

-Studio.

-Pure io. Cosa?

-Bassani per la tesina. Mi è stato imposto anche se non c'entra niente. Tu?

-Heidegger per la terza prova, non ci capisco niente.

-Ma non è uguale a Fichte?

-Chi è Fichte? Non l'abbiamo fatto.

-Ah, bene!


Noazemi | 13:25 | commenti (11) | permaloso



 

mercoledì, giugno 09, 2004

Su, avanti... Ditemi che sono un genio!

Noazemi | 18:15 | commenti (10) | permaloso



 

martedì, giugno 08, 2004

rapida carrellata nel maggico mondo della tivvù

Io non guardo spesso la televisione, e se lo faccio vedo solo qualche programma mirato tipo Blob o il tiggitrè o Buffy. E forse è anche per questo che rimango sconvolta quando mi accorgo di certe cose, come stasera. Ma orco Zio, che roba è? Va bene, a cena si vede il tiggidue perchè ci sono quei tre tizi che hanno liberato ("avete visto come siamo stati bravi noi del governo?" hanno detto da un aereo). Finito, parte un coso, una fiction o cosa diavolo è: machebravi gli attori. Devo dire, ma vengono tutti dall'Accademia di arte drammatica? E chi è quell'incompetente ha fatto la colonna sonora, che sembra voler copiare quella di Montalbano con una tastiera effettata da pianobar? Cambio, sperando salvezza da qualche altra parte, e capito su canale cinque dove una decina di gallinelle scosciate-su-trampoli simulano un balletto "anvedi-come-balla-nando". Che? Ma da dove esce questa canzone tristissima? Allora spero di trovare rifugio nei cartoni animati di MTV. Niente, effetto neve, MTV non prende. Cambio di nuovo, becco il Festivalbar. Già il Festivalbar? penso. Solite evoluzioni scartavetracordevocali della solita Giorgia. Ma non è finita, appena termina la canzone, appaiono il Maccarini più ragno del solito che si adopera a guardare bene nella scollatura della suddetta cantante e una specie di ananas che si rivela essere la Vasco Rossi in gonnella, ovvero Irene Grandi, che articola frasette impolpettate e sbiascicone vistosamente leggendole da qualche parte, addobbata come una grande diva. E chi mi presentano? Altro sessuomane biascicone, Zucchero che canta con DOLORES O'RIORDAN!!! Lui con gli occhiali da sole, lei orripilante tutta perfettina mammina pulitina, senza più la sua bella testa rotonda platinata di Zombie e soprattutto senza più voce. Che dolore infinito!

E concludo con questa Splendiderrima foto:

Libertè (toujours)


Noazemi | 21:50 | commenti (5) | permaloso



 

lunedì, giugno 07, 2004

Psik-a-delique child

Orbene... Il sole! Esiste!! Sì, è vero, sono metereopatica in questo periodo, oddio, lo sono sempre, cioè sono sempre lunatica, vabbè è meglio che fermo qui questo ragionamento perchè potrei perdermi. Dicevo, non ha mai buttato giù tanta acqua come nei giorni passati, o forse durante le glaciazioni, ma non lo so, ero ben lungi dal nascere all'epoca, o magari quando ci fu l'alluvione negli anni venti ma che ne so. Sembra che una felicità nervosa abbia contagiato chiunque, nonostante tutto. Tutto cosa? Ah, non so, fai un po' tu. Metto su della musica, ora vedo cosa. Ok, i Modena vanno bene. Oggi vado in ANGER STRIKE. Non ho assolutamente voglia di incazzarmi e altro, anche se ne avrei motivo, ma poi penso alla mia futura macchinetta che pare ci stiamo comprando e mi torna il buonumore.

E domani a scuola non ci vado neanche se mi pagano, manderò il mio segretario a vedere 'sti beneamati quadri, chè non m'importa se il credito è 17 o 18, e mi godrò lo spettacolo di Claudia stasera. E finirò questa stupida tesina entro giovedì. Lo giuro.


Noazemi | 15:35 | commenti (9) | permaloso



 

venerdì, giugno 04, 2004

Splisc splosc. Piove. La radio gracchia in bagno, si spegne. Un vocione "Ehi, alzati! Non vorrai mica arrivare in ritardo oggi, dai!". Fanculo. Barcollo e mi guardo allo specchio. Che cazzo di faccia, sembro un panda con 'ste occhiaie. "Buongiorno!!". Mio padre. L'unica risposta che può avere è "Mmmghff". "Piccolina, oggi è il tuo ultimo giorno di scuola, ah che commozione". Un bacio in fronte con la barba bagnata. Bah.

Dopo mezz'ora sono nell'ascensore. Con due dita di stucco in faccia per coprire il pandume. Con venti chili sulle spalle comprensivi di spumante. Splash!. Il rumore dei miei anfibi viola sul marciapiede bagnato. Qualche minuto di cammino e sono lì davanti, che cerco di salire le scale senza scivolare rovinosamente. Entro, in ritardo, ma chissenefrega tanto mica te li contano più. Studia! dice Giò. Mi trascino all'ultimo banco, al mio posto. Intorno a me la luce di tanti inverni, il neon. Beh, beh, accomodatevi. Due ore a far finta di tradurre cercando di non dormire. Prima sigaretta nel bagno del primo piano. Poi "... Gropius, poco prima di lasciare Dessau ricorda che l'architettura moderna non ha nulla a che fare con le ideologie politiche, ma..." Bauhaus. Fame ladra. Sistemiamo i banchi per la festa. "Eh, però, ragazzi poi non vi lamentate se avrete una terza prova difficile!" Evabbene, facciamo un'ora di esercizi così sei più contento.

Si stappa lo spumante. Che fame. I tappi sul balcone di fronte. Auguri, ragà! Parte la spedizione punitiva contro la terza D. Scusate, c'avete per caso un Literature and Bitont?. Oh, Ale, saluta quelli di seconda con la scopa. Sbrang! Ma sei scemo?!? Ehi, una foto di gruppo con l'autoscatto, dai. C'è ancora dello spumante? Svè, ci fai una foto nel bagno dei ragazzi? Ma puzza di piscio. Suona un'altra campana, le foto nei bagni. Seconda sigaretta. Guarda che bello il libro sulla pop art.

Trentasei foto a documentare che cosa? La scuola se n'è andata senza una lacrima nè un rimpianto, sotto le gocce di una pioggia autunnale.


Noazemi | 16:07 | commenti (21) | permaloso



 

giovedì, giugno 03, 2004

Nevermore / The Heart Collector

Allora è deciso. Domani ultimo giorno. Glee & joy. If I don't come back home drunk I'll curse that fuckin' building del cazzo. E forse racconterò la mia giornata per un po'.


Noazemi | 15:18 | commenti (2) | permaloso



 

mercoledì, giugno 02, 2004

Io AMO queste serate. Queste serate come questa. Quando tutto ti sembra triste e desolato e ti aspetti ancora una volta di trovarti seduta davanti alla tv a fumarti le cervella. Ma poi ti viene l'illuminazione e lo costringi ad uscire perchè finalmente hai respirato l'aria del pomeriggio. Non quella stantia e polverosa della tua stanza piena di libri, ma quella fresca e inquinata che c'è fuori. Che per quanto sia inquinata te ne riempi i polmoni. E ti accorgi di aver vissuto in una clausura mascherata casa-scuola-palestra-casa. Lo costringi ad uscire anche se siete solo voi due. Che poi non è neanche male come idea. E lo porti a mangiare il tuo futuro, per quanto cipolloso possa essere. E poi ti chiamano, ti cercano gli amici che ti portano in un giardino. Sì: gli amici, una birra, stare seduti ai bordi di un giardino a gambe incrociate sul cofano di una macchina. Niente code, niente locali affollati con camerieri scorbutici che prendono ordinazioni con la penna ottica. Solo la birra, le vostre parole e il cofano caldo della macchina. Io amo queste serate.

Noazemi | 01:48 | commenti (9) | permaloso



 

martedì, giugno 01, 2004

E siccome certa gente non è mai contenta...

Io: caratteraccio come ce ne sono pochi. Capace di mandare a quel paese chiunque, soprattutto i professori, per questioni di nulla importanza. Lunatica fino all'inverosimile. Tende a farsi male sempre e comunque andando a sbattere un po' dappertutto. Fornisce la colonna sonora alle lunghe giornate in aula con i suoi innumerevoli bracciali, porta sempre pantaloni troppo lunghi. Fidanzata da una vita con Alessandro (ex rappresentante d'istituto, ex capellone, ex metallaro borchiato purista maideniano, ex chitarrista). Mai potuta sopportare.

Ebbene, si può dire che abbia finito con oggi. Adesso devo SOLO prepararmi al grande salto nel vuoto. E dire che oggi volevo cazzeggiare tutto il pomeriggio, ma il mio senso di colpa s'è fatto sentire: "stuuudia, stuuudia". Bah, che vita di stenti & di privazioni!

In ogni caso si spera che domenica si passi una bella serata... Lasciando perdere le foto...


Noazemi | 16:23 | commenti (1) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









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