sabato, luglio 31, 2004

Per la serie "non c'ho un cazzo da fare"

come tediare i miei sparuti lettori con uno stupido test

 

PASSATO

:: l'ultima parola che hai detto: là

:: l'ultima canzone che hai cantato: chop suey

:: l'ultima cosa per cui hai riso: il file dell'autodistruzione sul computer di Roby

:: l'ultima volta che hai pianto: venerdì scorso

PRESENTE

:: cosa c'è nel tuo lettore cd: yield (ritorno alle origini)

:: di che colore sono i calzini o le scarpe che indossi: calzini rosa fuxia scarpe turchese (bell'accostamento!)

:: cosa c'è sotto il tuo letto: allora... Un buco nero, il gonnellino di Eta Beta, la spada laser di Obi-Wan Kenobi, un allevamento di Lemmings, l'Uomo Nero, angolo cottura ammobiliato libero subito vista mare

:: a che ora ti sei svegliato oggi: 11.45

FUTURO

:: quale sarà il tuo lavoro: fare i cartoni

:: dove vivrai: qui?

:: quanti figli desideri: voglio fare tanti bei bambini, almeno 10, farò LaMoglieSemprIncinta (sticazzi)

:: che macchina guiderai: una lexus roadster

CORRENTEMENTE

:: capelli: tanti

:: vestito: non ho un vestito

:: gioielli: solo orecchini adesso

:: noia: è per questo che sto facendo questo test

:: odore: deodorante e bagnoschiuma

:: desiderio: digerire

:: desktop: emily strange

:: libro: a quattro mani di Paco Ignacio Taibo II

:: preoccupazione: che Marta mi si scandalizzi stasera

:: odio: troppe cose, oggi in cima alla lista c'è 69 de puta madre

:: vestito preferito: non ho il tempo per queeste cose, chiedimelo tra due mesi e te lo dico

:: parte fisica in un partner: chessò... il CERVELLO?

:: frase che hai scritto a qualcuno: "ah, conservatene un po' per sabato, eh!"

:: sono felice quando: mi va

:: mi sento sola quando: sempre

:: hai dei rimpianti: il pianoforte è scordato e la tastiera prende troppa polvere

:: odore preferito: quello che si chiama aerosol marino

:: cosa ti rende incazzato: un po' tutto, diciamo

:: modo preferito per perdere tempo: ciò che sto facendo adesso, ovvero vegetare su internet

:: la tua migliore qualità: qualità?

:: sei innamorata: mi dicono di sì

:: la cosa più stupida che hai fatto in questi giorni: mangiare ieri a pranzo quella cosa pesantissima

:: brutte abitudini: non studiare per la patente

:: stagione preferita: autunno sì

:: colore preferito: boh, quello che capita

:: momento della giornata: quando mi infilo nel letto e comincio ad addormentarmi

FASHION

:: quanti cappotti hai: 4

:: indossi un orologio: ora no, di solito sì

:: colore preferito di pantaloni: jeans

:: capo più costoso che hai: uff... gli anfibi

:: più vissuto: gli anfibi rossi

ULTIMO

:: libro letto: la prima indagine di Montalbano

:: film visto: Caterina va in città

:: telefilm visto: Buffy

:: canzone sentita: cicatriz, evabbè

:: cosa bevuta: acqua

:: cosa mangiata: pesca

:: doccia: stamattina, cioè all'una

:: volta che hai sorriso: iersera

:: risata: autodistruzione del pc di Roby, ma non l'avevi già fatta 'sta domanda?

:: persona che hai abbracciato: dipende se è un abbraccio significativo o uno di routine

fine



Noazemi | 15:17 | commenti (4) | permaloso



 

martedì, luglio 27, 2004

cicatRiz

Sono cose orribili, ma bisogna pur farle a volte. A costo di dire addio. Ma non accadrà, e nulla si smuoverà da qui. Manteniamo Lo Status Quo, anche se non è giusto. I filosofi si sono limitati ad osservare il mondo, ora si tratta di cambiarlo. Beh, ora non esageriamo. Che ne sarà di me nei prossimi due giorni? Rivoluzionaria del cazzo.


Noazemi | 18:25 | commenti (10) | permaloso



 

venerdì, luglio 23, 2004

Qualche splendido giorno

(che mi ha sempre messo una tristezza infinita e ora so perchè)

Scritto in aereo e rivisto a Fiumicino: che cosa lascerai qui?- te. e un sacco di mozziconi di sigarette. E invece no. Una parte di me è rimasta lì, ma non il cuore, no, quello è già residente a Berlino. Probabilmente il fegato, direi, viste le mie poco dignitose sbronze serali da stomaco vuoto. Io detesto partire. Mi pace viaggiare, ma partire è sempre una violenza. Ho odiato andarmene di qui, ho odiato andarmene di lì. Perchè tornare alla realtà dal sogno fa sempre male, tanto. Un sogno popolato di gabbiani, e di notte semplicemente limitarsi a galleggiare nella musica alcoolica di un locale.

Queste invece sono idee estemporanee: Ho versato anche un paio di lacrime in aereo. Perchè il mio scudo di aculei si è sgretolato in un abbraccio. Anche se è sbagliato affezionarsi così non fa niente. Basta che se no mi deprimo di nuovo. Mi mancherà stasera un bel birrino però.

Ci rivedremo ancora, sai, in qualche splendido giorno

(prometto che da domani ritorno acida come al solito, anzi lo giuro)


Noazemi | 16:46 | commenti (12) | permaloso



 

venerdì, luglio 16, 2004

Notte e truzzume uguale pharos. E Marta che deve salutarmi perchè parte, per cui si esce alle undici, và che siamo ormai maggiorenni e per questo tendenti alla senilità. Una sera passata a sfumacchiare sigarette sfuggire alla calca ascoltare discorsetti a mezza voce detti a metà perchè si sa di chi si parla di chi si Sparla. Inutili personaggi accalcati attorno ad un muro seduti su sedie rubate al bar vicino a guardare quella che è magra ma c'ha due tette così quella che ha le gambe storte e si mette la minigonna quello con la faccia devastata dalle ustioni ma perchè non s'è rifatto quello che ha la bocca diagonale e nessuno se ne accorge quello che è bono no che non lo è perchè stai lì asociale siediti a cerchio ma no voglio stare così sto bene. Mezza birra che stona e nausea, dove andremo a finire? Ciao Marta ciao, portati i preservativi a Ibiza anche se tu dici che non serviranno.

Noazemi | 01:37 | commenti (11) | permaloso



 

lunedì, luglio 12, 2004

Above

Ho davvero bisogno di una sigaretta adesso oltre che di una chiamata che continuo ad aspettare e non arriverà. Se non mi muovo io il mondo continuerà a scorrere come se niente fosse, dico. Non che sia uno dei miei soliti attacchi di megalomania ma, ecco... I'm above, over you I'm standing above. Effettivamente la canzone ci azzecca più del normale. Insomma, qua cominciano a partire tutti e io già mi prefiguro un bel pezzo d'agosto dinnanzi a questo schermo col gattone di peluche e il golem di Praga che mi guardano straniti. Però tutto sommato anch'io dovrei partire, ma vedere gli altri che se ne vanno prima è di una tristezza infinita. E certo. Comeunabustainbaliadelvento. Vuota ovviamente. Speriamo bene.

Layne Staley, un altro imbecille morto di overdose


Noazemi | 16:57 | commenti (6) | permaloso



 

domenica, luglio 11, 2004

Hai mai visto una bomba esplodere?

Non voglio avere a che fare

con chi non sa imparare

dai propri errori

vaffanculo


Noazemi | 02:41 | commenti (4) | permaloso



 

giovedì, luglio 08, 2004

E va bene che è estate. Però nuotare nell'aria mi aggrada poco. Sono uscita. Poco, ma sono uscita. Il mare fa un baffo all'aria di questa dannata città. Devo parlare, no, scrivere. Svampitella, mi dicono, mi dimentico le cose. Vivo tra le nuvole perchè, ho mai vissuto nel mondo reale? perchè c'è qualcuno che ha mai vissuto nel mondo reale? Beh, se c'è, batta un colpo, allora. In fondo è stato poco più di una settimana fa, e mi sembrano passati secoli, eoni. Ho vissuto in un mondo parallelo in cui tutto era fatto di carta e inchiostro e di input output in codice binario 0110001. Ed ero io, pare. E se invece fossi questa qui? Quella che si aliena dentro un libro di cinquecento pagine finchè non l'ha finito. Quella che si dimentica di mettere l'acqua in frigo. Quella che c'è e non c'è allo stesso tempo perchè con la mente è già altrove (in fondo unico espediente per sfuggire all'immensa solitudine della mia infanzia abitudine dura a sparire dal mio modus vivendi). E quella che scrive come un'idiota dimenticandosi che deve ancora mangiare perchè con 'sto caldo si dimentica tutto. E la vita passa mentre io sono impegnata a fare altro tipo lamentarmi di quanto sono sola e mi chiudo in me stessa senza pensare alla guerra alla politica al mondo. Un tempo, mi ricordo, ero impegnata. Ora? Beh, sono una di quelle tante Grazie dark-intellettual-santacrociane non credi? E mi limito a creare proposizioni forbite in post-aramaico (questa è davvero grandiosa, mi complimento con la Liquidvenusiana che è in me). E forse andrò in vacanza a Rimini a settembre.

Noazemi | 22:05 | commenti (6) | permaloso



 

martedì, luglio 06, 2004

Non ho l'ispirazione per scrivere oggi e coprire quel gran pezzo d'arte che è il post precedente. Magari domani mi farò venire qualche idea intelligente, anche se non approfitto della fortuita congiunzione astrale che mi ha permesso di scovare nel mio diario segreto di terza media e nel mio vecchio blog qualcosa scritta in data odierna, rispettivamente nel '99 e l'anno scorso, il che avrebbe potuto portare a riflessioni più o meno profonde. Ma non ho la testa, non mi va, mi aspettano i maledetti quiz di scuola guida e il mio nuovo foglio rosa (sì, lo so, va bene, girate con un'armatura completa e bla bla bla perchè posso guidare). Quindi, solo perchè mi è stato chiesto:

QUALCOSA.


Noazemi | 21:59 | commenti (7) | permaloso



 

sabato, luglio 03, 2004

 

URLO
ai miei amici

liberamente storpiato e ridotto dalla poesia di Allen Ginsberg


I


Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche,
trascinarsi per corridoi di bianchi all'alba in cerca di dormita rabbiosa,
studenti dalla capa fresca ardenti per l'antico contatto celeste con il letto comodo nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi ínfossati stavano in bagno a fumare nella luce soprannaturale di lavandini ad acqua fredda fluttuando sulle cime delle città contemplando metal,
che mostravano il cervello al Cielo sotto i banchi e vedevano alieni professorali illuminati aureolati su tetti di case
che passavano all'università con freddi occhi radiosi allucinati di Svevo e commedie pirandelliane fra gli eruditi della scuola,
che venivano espulsi dalle classi come pazzi & per aver pubblicato odi oscene sulle finestre del testa di morto
che si accucciavano in mutande in stanze non sbiancate, bruciando neuroni nella spazzatura e ascoltando la vita attraverso il muro,
che erano arrestati nelle loro aspirazioni alla libertà ritornando da scuola con una cintura di fotocopie per casa,
che mangiavano lasagne verdi in alberghi marittimi o bevevano pampero nella piazza di Cervia, ubriacatura, o notte dopo notte si purgatoratizzavano la testa
con sogni, interrogazioni, incubi di risveglio, pagine e leggi e relazioni a non finire,
incomparabili strade cieche di nebbia tremante e folgore mentale in balzi verso i poli di Nord & Sud, illuminando tutto il mondo immobile del Tempo in mezzo,
solidità Nicotina di corridoi, albe cimiteri campi di tamburello dentro cortili, sbronze di spumante sopra i tetti, rioni di botteghe in gioiose corse stancate neon balenio di semafori, vibrazioni di sole e luna e alberi nei rombanti crepuscoli invernali di Ravenna, fracasso di motorini e dolce regale luce della mente,
che si incatenavano all'autobus in corse interminabili dall'Armenise al santo Fuiano pieni di Cento Passi finché lo strepito di ruote e bambini li faceva scendere tremanti a bocca pesta e scassati stremati nella mente svuotata di fantasia nella luce desolata della stazione,
che affondavano tutta la notte nella luce sottomarina di una lampadina fluttuavano fuori e passavano un pomeriggio di birra finita col desolato lemure ascoltando lo spacco del destino allo stereo all'elio,
che parlavano settanta ore di seguito dal bagno all'aula magna al bar al laboratorio di fisica al museo degli orrori alla presidenza,
schiera perduta di conversatori platonici precipiti dai gradini d'ingresso dalle scale di sicurezza (?) dai davanzali dal terzo piano giú dalla luna,
farfugliando strillando vomitando sussurrando fatti e ricordi e aneddoti e sensazioni ottiche e shocks di tangentix e togut e professori,
intieri intelletti rigurgitati in un richiamo totale per sette giorni e notti con occhi brillanti, carne da macello sbattuta per terra,
che svanivano nel nulla per giorni lasciando una scia di ambigue informazioni telefoniche del loro stato di salute,
straziati da sudori Orientali e scricchiolii d'ossa Tangerini e emicranie Cinesi nel rientro dalla scuola,
che giravano e giravano a mezzanotte tra le lingue morte chiedendosi come tradurre, e traducevano, senza lasciare parole sensate,
che accendevano sigarette in bagni affollati bagni affollati bagni affollati strepitanti nella neve verso emozioni solitarie nella mattina,
che studiavano Plotino Poe Sangiovanni Croce elettricità e cabala del cavolo perché il cosmos vibrava istintivamente ai loro piedi nell'aula,
che stavano soli per le strade della città in cerca di visionari corsi integrativi che erano visionari corsi integrativi,
che credevano di essere soltanto matti quando San Nicola luccicava in un bianco soprannaturale,
che sobbalzavano in cinquecento coll'inglese della Demitrio sotto l'impulso di inverno mezzanotte luce stradale Provincia pioggia,
che indugiavano affamati e soli a scuola in cerca di Bach o senso o minestra, e seguivano il catarroico Tabagista per chiacchierare sull'America e l'Eternità, causa persa, e così si imbarcavano per l'altra lezione,
che scomparivano nei vulcani della Sicilia non lasciando che l'ombra dei passi e la lava e ceneri di poesia sparse nella stanza termosifone,
che riapparivano davanti al portone indagando sul soggetto pasciuti e in calzoncini con grandi occhi pacifisti sexy nella pelle scura distribuendo volantini incomprensibili,
che si bucavano il vocabolario con pennate protestando contro la nebbia di parole narcotico del Capitalismo,
che diffondevano manifesti Supercomunisti in Piazza Umberto ridendo e fumandosi mentre le sirene di II C li zittivano colle loro grida, e gridavano giú per via Sparano e anche il ferry del Superfast gridava,
che crollavano piangendo in palestre verdi sudati o tremanti davanti all'insulto di altri scheletri,
che mordevano i fidanzati nel collo e strillavano di felicità nelle stanzette per non aver commesso altro delitto che la loro pediachia e manofilia pazza tra amici,
che urlavano in ginocchio nel Loculo e venivano trascinati sul materasso sventolando tomi enormi e manoscritti,
che si lasciavano inculare da compagni di classe beati, e strillavano di rabbia,
che si scambiavano gentilezze con quei fighettini umani, gli altri, carezze di amore Adriatico e Mediterraneo,
che scopavano la mattina la sera saggi e unità stratigrafiche di Egnazia e sull'erba di parchi pubblici e chiese spargendo le loro idiozie liberamente su chiunque venisse,
che gli veniva un singhiozzo interminabile cercando di ridacchiare ma finivano con un singhiozzo dietro un tramezzo dei bagni del Pellicano quando l'angelo cubano & tedesco veniva a trafiggerli con un tiro o un sorso,
che perdevano i loro versacci d'amore per le tre vecchie streghe delle Spice la strega guercia del rappresentante ananasiforme la strega guercia che strizza l'occhio in malo modo e la strega guercia che sta li piantata sul culo a giocare a calcio disprezzare intellettuali del telaio artigianale,
che ripetevano estatici e insaziati è finita la birra un mostro mitico un pacchetto di sigarette una candela e cadevano dal banco,
che non passavano le giornate di milioni di ragazzi - tremanti al tramonto - e avevano gli occhi rossi la mattina ma pronti a studiare di nuovo fino all'alba, natiche doloranti sopra le sedie e mai dentro il mare,
che andavano all'aceto nelle Marche in miriadi voci sparite rubate, III C, eroi segreti di questa poesia, pupilli gloriosi di Bari,
che creavano grandi drammi suicidi in aule a picco sul lungomare sotto grigi fasci littori di pietra scrostata & le loro teste saranno incoronate di alloro nell'oblio,
che mangiavano volevano mangiare nell'immaginazione e ingoiavano rospi del fondo eroso dei piatti di Abusuan,
che piangevano sulle arti romantiche coi nasi pieni di cipolle e musica scassata,
che sedevano in classe respirando al neon sopra il banco, e si alzavano per fare clavicembali nel loro vespasian club,
che scarabocchiavano tutta la mattina in un rock and roll su diari da pazzi destinati a diventare nella sera giallastre strofe di assurdo,
che buttavano aerei dalla finestra per gettare il loro voto all'Eternità fuori della Scuola, & per un lustro dopo le sveglie suonavano ogni giorno alle tre di notte,
che facevano interrogazioni tre volte di seguito senza seguito, rinunciavano ed erano costretti ad andare avanti e credevano di andare male e piangevano,
che venivano arsi vivi nei loro innocenti vestiti di cotone nelle intenzioni degli altri


II


Quale sfinge di cemento e alluminio gli ha sfracellato il cranio e' gli ha divorato il cervello e l'immaginazione?

Visioni! profezie! allucinazioni! miracoli! estasi! alla deriva sul mare barese!
Sogni! adorazioni! illuminazioni! religioni! l'intero carico di coglionerie da raffinati!
Sfondamenti! al di là del mare! salti e crocifissioni! giù nella marea! Drogati! Epifanie! Disperazioni! Cinque anni di urli da bestie e cazzate! Menti! Nuovi amori! Generazione pazza! giù sulle rocche del Tempo!
Vere risate sante nel mare! Han visto tutto quanto! gli occhi stravolti! le sante grida! Hanno detto addio! Si sono buttati dal tetto! verso la solitudine! salutando! portando fiori! Giù nel mare! nella strada!


III


Mi vedi! Sono con te all'università
dove sei più matto di me
Sono con te all'università
dove certo ti senti molto strano
Sono con te all'università
dove imiti l'ombra del tuo professore
Sono con te all'università
dove hai assassinato i tuoi dodici neuroni
Sono con te all'università
dove ridi a questo humor impossibile
Sono con te all'università
dove siamo grandi scrittori sulla stessa terribile tastiera
Sono con te all'università
dove le tue condizioni si sono aggravate e se ne parla alla radio
Sono con te all'università
dove le facoltà (del cranio) non ammettono più i vermi degli esami
Sono con te all'università
dove tu bevi karkadè dal naso delle zitelle di Agraria
Sono con te all'università
dove scherzi sui corpi delle blatte le arpie della città
Sono con te all'università
dove in camicia di forza gridi che stai perdendo la partita al vero ping pong dell'abisso
Sono con te all'università
dove pesti sul piano catatonico l'anima è innocente e immortale non dovrebbe morire empiamente in un manicomio armato
Sono con te all'università
dove cinquanta altri esami non restituiranno la tua anima al suo corpo dal pellegrinaggio a una croce nel vuoto
Sono con te all'università
dove accusi i professori di pazzia e complotti la rivoluzione socialista Studentesca contro il Togut nazionale fascista
Sono con te all'università
dove spaccherai i cieli di Berlino e risusciterai il tuo vivente Gesù umano dalla tomba sovrumana
Sono con te all'università
dove venticinquemila compagni pazzi tutti insieme cantano le ultime strofe delle nostre canzoni
Sono con te all'università
dove abbracciamo e baciamo gli Stati Uniti sotto le lenzuola gli Stati Uniti che tossiscono tutta la notte e non ci lasciano dormire
Sono con te all'università
dove ci svegliamo dal coma elettrizzati dagli aeroplani delle nostre anime che rombano sul tetto sono venuti a buttare bombe angeliche l'ateneo si illumina muri immaginari precipitano O scarne legioni correte fuori O shock stellato di misericordia è giunta la guerra eterna O vittoria non badare alle mutande siamo liberi
Sono con te all'università
nei miei sogni arrivi in lacrime gocciolante dalla crociera della traversata in autostrada dell'Italia fino alla porta della mia stanza nella notte dell'Est
Bari, 2003-04


 

98









































































































Noazemi | 17:11 | commenti (14) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









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