lunedì, agosto 30, 2004

 A14

Non parlerò di questi quindici giorni. Non parlerò delle domande assurde e pseudofilosofiche sul perchè salire e scendere e poi salire di nuovo e scendere di nuovo all'infinito e su come si può vivere bene nello splendore più assoluto, su come si fa ad essere felici in un'esplosione di colori. E neanche della mia situazione assolutamente precaria che precaria non è. Non parlerò di mucche lesbiche e vespe assassine e di semicrucchi in pantaloncini che correvano fuori dal bar dell'albergo col rubinetto del vomito aperto. Sprecherò questo spazio per una citazione, cosa che io non amo fare ma questa è veramente degna di nota

Nessuno che mi abbia conosciuto
può dire che non l'ho deluso
 



Noazemi | 20:57 | commenti (7) | permaloso



 

lunedì, agosto 16, 2004

Grattugia

Il dolore pungente della cicatrizzazione mi richiama a tratti sul fatto che sono dannatamente maldestra ed elefantina. Cado spesso. Cinque volte mi hanno vista seduta su un lettino del pronto soccorso mentre medicastri mi ricucivano la faccia. Diciassette volte un ago ha passato pelle muscoli dentro & fuori. Dopo ho imparato che cadere è un'arte. Lo si fa sempre prima di partire per una vacanza che altresì sarebbe stupidamente gaia per i viaggiatori, i quali devono sempre ricordare quale abisso di contraddizioni hanno prodotto e/o amato. Lassateme stà, ma che vulite a me? Iatevenne, nun ve vogghje vedè. Così, l'umore del/la ferito/a, in questo caso la sottoscritta, sarà pessimamente witty e argutamente acido. Per una vacanza che non hai scelto di fare, ma che ha scelto il tuo ragazzo che non ti chiAma più. Anche se è solo un buco su un ginocchio balzano, il fastidio che riuscirà a provocarti sarà sufficiente a sopportare due settimane di chiocciante felicità. My heart on my Wounded Knee.


Noazemi | 17:47 | commenti (9) | permaloso



 

sabato, agosto 14, 2004

Ma quanto sei bella, puoi fare la velina

Titolo a caso ripescato dall'archivio dei complimenti incresciosi & tendenzialmente offensivi. Dunque. Stranamente sono euphorica. Infatti il mio buon amico iTunes emette a tutto volume Basket Case. E se non mi confondessi mentre scrivo la canterei anche (sono una mente semplice io, che ci posso fare). Sarà il mio rinnovato colore ai capelli. Ometto il racconto della mia tinta-in-hiding perchè sarebbe ridicolo solo per me e poi neanche tanto se penso a quando la mia augusta genitrice noterà le macchie arancioni su ben due asciugamani.

driiiiin
-Pronto?
-Ciao, amore!
-Ehi ciao! Come va?
-Fa freddo lì?
-Ma sei impazzito o cosa?!?
-Perchè?
-Ti sembra normale che uno il quattordiciagosto chiami e chieda se faccia freddo?
-Eh, ma qui fa freddo
-...

Eccola qui, la mia Unreal City, sotto la canicola di un nontroppocaldo dì nel mezzo di agosto. Lasciamo ululare i funerali di berlinguer per le strade popolate solo da sfigatissimi ausiliari del traffico. That's it, la controra.















Noazemi | 16:25 | commenti (4) | permaloso



 

mercoledì, agosto 11, 2004

M'è caduta una stella sulla capoccia ieri

Niente alta letteratura oggi, solo tanto nervosismo. Certo non si può andare ogni giorno a cogliere more cantando Jesus Christ Superstar, però volevo solo non passare un'altra giornata a larvare davanti al computer e a litigare con chi ha la sfortuna di avere a che fare con me. E ieri, notte di san Lorenzo, la notte delle stelle cadenti, mi è stato concesso solo un minuscolo e stupido desiderio, breve come la scia di quella stella caduta tra i cipressi. Sto diventando asociale o forse avrei fatto meglio ad andare a fare l'università fuori di qui? Datemi l'autunno, per favore.


Noazemi | 17:16 | commenti (8) | permaloso



 

domenica, agosto 08, 2004

Domenica prossima è ferragosto
Non ho ancora comprato DyD
Non sto assolutamente studiando per la stupida patentech'èunportod'armi
Ancora maledette cavallette equine in giro
Sono caduta da seduta
Per di più sono sorda ad un orecchio

cheppalle







Noazemi | 01:34 | commenti (12) | permaloso



 

mercoledì, agosto 04, 2004

Ti ho vista oggi, stavi seduta sulla panchina di Ricordi e fumavi nervosamente e guardavi che cosa? guardavi, non chiedermi cosa, guardavi e basta. Stavi lì rannicchiata con gli occhi troppo truccati per una della tua età ehi, sono grande e faccio quello che voglio nessuno lo mette in dubbio, certo, dicevo, gli occhi coperti dalla cortina dei tuoi capelli troppo lunghi per te mezzicastani e mezzirossi, ma me lo spieghi perchè te li sei fatti così? beh, mi andava, mi piaceva, perchè no? perchè no, chiaro. E Lui non ha detto niente? No. Guarda che anche tu sei rossafinta. Lo so, cosa credi? Comunque, eri vestita di nero, solo nero, per Lui, perchè Lui era così. I jeans mangiati da chilometri di manifestazioni e la camicia che si stava bucando. C'era anche Lui, neroborchiato barboncapellone. E c'era una chitarra. E quindi? niente, l'ho vista sabato quella chitarra. Ah. Dopo tutto questo che vorresti dirmi? Volevo chiederti perchè. Perchè Lo amo. Io amo il mio ragazzo. Anche io amo il tuo ragazzo, credo. Ma perchè? Lui non vuole questo da te, vuole questo da me. Se lo vuole da te, lo vuole anche da me. Te l'ha mai chiesto? No, ma neanche a te mi pare. Ma tu come fai a saperlo? Non c'eri. Però non me l'ha mai chiesto, no. Ma ciò che sente mancare è proprio quello che tu gli hai dato. In fondo è colpa tua. Sì, è colpa tua. E ti sembra una colpa? Io Lo amo, questo mi basta. Non ti basterà. Non crescerò allora. Non crescerai. Cambierai, è inevitabile. Non voglio cambiare. Neanche io, sto bene così ora. Cioè no, non sto bene, ma è così che sono e mi accetto. Tu ti accetti? No, assolutamente. Ma se c'è Lui mi va tutto bene, perchè io devo piacere a Lui. Allora me lo dici perchè hai smesso? Di fare cosa? Di essere Te. Mi hai cacciata in questo casino che solo tu puoi risolvere. Io non posso risolvere niente, io sono stata, ho fatto delle scelte responsabili perchè sono matura. Siete voi che siete coalizzati contro di Noi. Forse hai ragione. Ma hai ancora dei sogni? Stare con lui. E gli amici? I miei amici sono i suoi amici. Anche i miei, solo che ora sono un po' più miei che suoi. Io so come andrà. Pensi di sapere tutto di te? Pensi di conoscere il futuro? Non hai capito niente. Pensi di sapere tutto di te? Pensi di conoscere il futuro? Non hai capito niente.




Noazemi | 18:02 | commenti (7) | permaloso



 

lunedì, agosto 02, 2004

Because the night... Perchè io questa vita proprio non la capisco. Non capisco la palla bianca Luna che piange squagliandosi il trucco. Non capisco le zanzarelicotteri che ti pungono e muoiono credendosi api. Non capisco il vento che mi raffredda il braccio destro convinto che prima o poi starnutirà dal suo naso nascosto. Non capisco questa canzone da qualche parte tra il silenzio sacro e il sonno. Non capisco più me che ero marmo&tradizione e ora no. E non capirò mai il perchè del fastidio che mi provoca parlare-e-non-ascoltare.

e per questo continuo a


Noazemi | 00:50 | commenti (7) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









ciarpame








1.



Il Drago Mercurio


Il Togut


Sailor Marx


Charlie's Engels



















bottonistica


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

gentaglia

*loading*

licenza

In questo blog tutto (grafica, testi, foto), a meno che non sia specificato, è farina del mio sacco e quindi è sottoposto a
Creative Commons License
che vuol dire: prendete quello che volete, basta che diciate che è mio, non lo usiate per scopi commerciali e lo condividiate in questa stessa maniera.