martedì, novembre 30, 2004

Il malditesta come marchio di fabbrica

Ci sono famiglie che per generazioni si trasmettono oggetti, generalmente stronzate preziose quali orologi, spille, arazzi, case, castelli. Mi ricordo anche una puntata dei Simpson in cui Marge consegnava a Lisa la sua trapunta di famiglia in modo che la piccola rompipalle dai capelli a punta vi giustapponesse il suo quadrato puffoso e ricamato. La trapunta alla fine, se ben ricordo finiva bruciata o distrutta in qualche modo dalla paranoia della bimba gialla. Infatti gli oggettucoli tramandati di generazione in generazione (tra i quali figura anche un bracciale in oro bianco, zaffiri e brillanti donatomi dai miei gentili nonni il giorno del mio diciottesimo e che io userò mai) finiscono per caricarsi di cotanto significato che finiscono per essere inutilizzabili per paura di perderli, romperli e quant'altro. Poi ci sono altri segni distintivi della famiglia, quali nei, tratti somatici e affini che sono più facilmente distinguibili e difficilmente possono essere lasciati in cassaforte per paura che li possano rubare. Poi c'è roba ben più grave come le svariate malattie fisiche e mentali ereditarie di cui non parlerò per non diffamare la mia famiglia.
Ma a me è toccata un'infelice sorte. Il marchio di fabbrica che contraddistingue la famiglia di mia nonna (quella del bracciale, l'altra mi ha trasmesso la scoliosi), quindi mia nonna stessa e il mio Augusto Genitore: un lancinante dolore che parte dall'osso del naso e finisce sulla vertebra Atlante stringendo le tempie e il cranio in una morsa di pena. E pulsa per tutta la notte e stordisce, amplificato dal callo osseo sul mio naso sfortunato. E continua la mattina. E tutto ciò perché cambia il tempo. Meteoropatica nei geni, mi vien detto, ma il genio meteoropatico quanti acciacchi avrà?



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domenica, novembre 28, 2004

Allora, questo è il nuovo Splinder. Ieri notte non mi andava di accendere il computer, per cui ho scritto 'sta roba che per onore filologico riporterò pari pari.

Conditio sine qua non
(ossia uno di quei post che si scrivono quando il trucco brucia negli occhi le le dita delle mani sono gonfie)

Perché nonostante tutto può dirsi una delle più belle serate della mia vita. Il titolo è uscito a caso dai fumi dello spumante che sapeva di mosto che ho bevuto però. Io, travestita da bella femmina, che incontro Vito e conosco Tom, e poi pare che abbiano ammazzato uno a Bari vecchia, di nuovo. Io che perdo la voce e fumo al freddo in minigonna e che mi faccio scoprire così stupidamente. Io che chiarisco, che faccio piangere, che abbraccio. Che bevo cinque spumanti di fila rubando i bicchieri a chi se n'è andato. Io, che scrivo a penna su un volantino dell'UDU mai distribuito mantre il letto mi chiama. Io che penso a lui. Io.
h. 02:02
POSTILLA: Mi viene da vomitare, ho la lingua simil spugna

Ora, vista e considerata la serata surreale, vorrei aggiungere un paio di note fatte a mente più o meno fresca (nonostante la nausea continui a perseguitarmi, ma non è una novità):
a) Sergio balla in modo osceno
b) Lo spumante dolce fa male oltre che schifo
c) Chi non doveva venire ed è venuto è una merda
d) Gli uomini lampadati sono orripilanti









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venerdì, novembre 26, 2004

Fenomenologia dei Cavalieri dello Zodiaco - Parte Prima

Hanno sempre fatto parte della mia vita, in fondo. Mi ricordo innumerevoli azzuffate all'asilo con "i maschi", identificantisi nella persona del fidanzato di classe ma che stava più di tutte con Chiara, su quale ne fosse la vera sigla (la lotta era tra "Pegasus verrà...", "Sooooooooono i Cavalieeeeeeeri de-ello Zooodi-a-co" e "SonoiCavalieri dellò Zodiacohannonomimportanti sono grandiefortieròi"). Poi l'oblio, un'intera generazione assorbita dalla passione per i Power Rangers e Sailor Moon. Ma poi ultimamente mi è capitato, nei momenti in cui vogliadistudiaresaltamiaddosso, di beccarli alla tv. E dunque ho deciso di tediare il nessun lettore con un'esegesi accurata di ciascuno dei personaggi principali, così, tanto per fare qualcosa.
Pegasus: naturalmente come tutti i capi nei cartoni animati giapponesi è rosso, non di capelli nè di carnagione, ma di vestiti. Ha la spiccata tendenza a cadere nei burroni durante tutte e tre le serie, è considerato il più forte ma non si sa per quale astruso motivo, forse perché alla fine si intuisce che si fa Lady Isabel, chessò.
Sirio: considerato dai miei amici il più figo, e non hanno tutti i torti, ha una simpatica armatura verde con le antenne (che in verità sarebbero i baffi del dragone) fornita di un simpatico scudo presunto indistruttibile che puntualmente viene distrutto dal primo cavaliere nemico che incontra (e il bello è che se ne stupisce sempre, il fesso). Tende a diventare cieco e ad avere contatti telepatici con il suo ottimo Maestro.
Crystal: io me n'ero invaghita, non c'è che dire. Armatura bianca, origini russe e sangue misto con antigelo, in quanto ogni volta che sta per morire, cioè sempre, ha le visioni di quando da piccolo si tuffava nel mare artico per andare a portare una rosa rossa a sua madre annegata nel relitto di una nave (provando di avere un fiato da Pellizzari bis inoltre). Rinomato per la sua capacità di finire surgelato continuamente e per le ridicole mosse preparatorie dei suoi attacchi.
Phoenix: il più vecchio del gruppo, ha ben sedici anni!! Cattivissimo nella prima serie, buon pazzo assassino nelle altre, si è sacrificato per salvare quel mollaccione di suo fratello da un addestramento cruento su un'isola vulcanica con un maestro travestito da statua vudù. Muore sempre anche lui.
Andromeda: non si è mai capito se fosse veramente un maschio, forse a causa della sua armatura rosa, forse a causa del fatto che l'Andromeda del mito era una donna. Condivide con suo fratello Phoenix una vena punk che li porta ad avere i capelli di colori improponibili quali verde e blu. Cazzone del gruppo, non fa mai nulla, si lamenta e parla tra sè in maniera iperforbita. Pare anche che nella fantomatica quarta serie mai uscita in Italia sia lui il cattivo di turno. Mah!
Maestro di Sirio: simpatico giovinotto di duecentoquarantatrè anni dal colorito viola alto circa ottanta centimetri, vive la sua vita su uno spuntone di roccia davanti ad una cascata intento a comunicare telepaticamente con il suo discepolo (è arcinota la stridula invocazione "Siiiiiiiiirio"). Oltretutto è il cavaliere della bilancia, ma il suo vero nome ci è ignoto.
Castalia & Tisifone: due delle poche donne di questo cartone, inutili come le altre, anche se si fanno passare per grandi guerriere. Non ho mai capito come facessero a respirare e a vedere attraverso quelle assurde maschere che portavano. Nota: Castalia è arcinoto che sia la sorella di Pegasus, Tisifone invece inizialmente voleva ucciderlo, poi decide di volerselo sposare.
Lady Isabel: se esiste un personaggio davvero inutile è lei. Tettona tredicenne, ricchissima, incarnazione della dea Atena. Ma con la dea non ha nulla a che fare: passa la sua vita a rischiare di morire e/o ad essere rapita da varia gente che la vuole morta e a farsi salvare dai "suoi" cavalieri. Più che altro è la rappresentazione della donna-oggetto, la vera Atena non si sarebbe mai fatta trattare così, piuttosto avrebbe mandato a Nuova Luxor uno stormo di civette assassine. Alla fine di ogni serie si prodiga in cure per i suoi difensori, in pratica la sua funzione è assimilabile ad una pozione cura ferite di D&D. Ignobile.










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mercoledì, novembre 24, 2004

All animals are equal but some animals are more equal than others

Oioioi, sono entrata in paranoia pensando al Natale. Quando proverò l'ebbrezza dello stato spiraliforme di questa città in quel periodo ci farò un post. Ora che ci penso è un ottimo momento per un bello stream of consciousness da sobria. O forse dovrei andare a bere un po' di quel vino che ho visto a tavola ma è meglio di no, anche perchè penso che l'Augusta Genitrice se lo sia scolato tutto e poi ho mangiato l'uva e l'idea di berci del vino sopra mi schifa. Ci vorrebbe un cervelletto, sì, quel cosino tanto dolce quanto nauseante ma buono che quando lo bevi ti fa venir voglia di vomitare ma ti lascia un sapore dolcissimo in bocca buono e ti sale subito in testa. Alcolizzata. Non so, il mio cervello corre più veloce del normale ora, ho paura di sprofondare nell'angoscia senza senso. Oh bene, i leninisti del circolo operaio chiamano, non rispondo, quelli ti si appiccicano e anche se cono comunista pure io c'è un limite. E poi quel giornale che comprammo alla manifestazione se l'è preso Claudia e io neanche l'ho letto, potevamo farci quattro risate sulla concezione del mondo di costoro che credono che La condizione della classe operaia di Engels sia ancora valida, che poi in fondo lo è non so.
Ma, dico io, che hai capito della roba che hai letto?



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lunedì, novembre 22, 2004

Spinnen

Già il fatto che stia cominciando ad usare le gonne in occasioni normali mi spaventa. Stamattina, ubriaca di freddo, fumavo una sigaretta davanti alla facoltà, semisconvolta dalla lettura del capitolo XXXI dei Promessi Sposi, attendendo di imbaccellarmi a tedesco ascoltando Herr Pirro re dell'Epiro che dondola le zampine seduto sulla cattedra. E lì un pensiero mi ha fulminata: li rivoglio. Rivoglio la mia classe. Rivoglio i miei amici. Rivoglio il mio ultimo banco vicino alla finestra. Rivoglio i miei professori. Rivoglio il mio florido stupidario. Rivoglio il mio diario. Rivoglio il corridoio e il bagno delle ragazze, coi poemi scritti sui muri e la nebbia del cambio dell'ora. Rivoglio le micropalestre e il loculo pieno d'amianto e l'intonaco che cade dal soffitto. Rivoglio il finto impegno e i comitati studenteschi, le assemblee e l'autogestione e le giornate dell'arte. Che razza di vita è questa gran melma dell'università?


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mercoledì, novembre 17, 2004

Studenz Revoluscion
(tutt quand a la manifestazion)

E dunque stamane mi sveglio prima del previsto aspettandomi la solita giornata uggioso-gelida. E invece no. L'azzurro del cielo mi si stampa sulla retina dopo due settimane e più di latenza. Ucchebello mi dico. Allora con calma decido per la mia solita colazione, acqua e sigaretta per intenderci. In un fiat sono pronta per uscire, appuntamento alle nove all'Ateneo. Dunque cerco di nascondere la mia solita cera da Cristo bizantino (colorito verdino con occhiaie da competizione) & brufolame premestruale con il solito dito di trucco, inforco i miei preclari occhiali da sole da rockstar, un cappotto decisamente fuori moda, cerco poi di strozzarmi con la sciarpa, ripesco dai meandri delle cose-utili-ma-dimenticate una mia vecchia borsa e scappo via. Ho la pessima idea di dirigermi verso il luogo dell'appuntamento per la strada che passa davanti alla Mutua Studentesca ove incontro la capessa dell'UDU Lingue, l'Ipercapa regionale e l'exragazzosedicenne di Ramona (il quale penso adesso ne abbia almeno diciassette di anni) i quali simpaticamente m'incaricano di andare in facoltà e bloccare la gente. Mah. E, per farla breve saltando il volantinaggio improvvisato davanti alla facoltà e altri ameni accadimenti, un'ora e mezza dopo parte 'sta benedetta manifestazione, foriera di incontri ben poco commoventi con vecchie e nuove conoscenze. E certo non si può negare la mia personale sfiga nel trovarmi sempre accanto in queste situazioni urlatori brufol'ingelatinati con spiccata cadenza paesana e umorismo scintillante nonchè voglia di fare del male a se stessi e gli altri. Poi, non so, atmosfera da Curva Nord Bari stadio S. Nicola partita Bari-Lecce con puzzolentissimi fumogeni rossi. Non lo so, mi ha lasciato l'amaro in bocca, oltre ad un simpatico mal di schiena tipico di questi eventi. E un senso di freddo nello stomaco. Evvivailcomunismoelalibertà.


Noazemi | 21:30 | commenti (5) | permaloso



 

domenica, novembre 14, 2004

H

L'ospedale, bella merda. Anche se sei ricoverata per una stronzata quale il raddrizzamento del setto nasale fa schifo lo stesso. E passarci il sabato sera in compagnia forse ti può aiutare ma riuscirà sicuramente a gettare le tue amiche nel panico. Povera bimba costretta in un pigiama troppo caldo su un letto freddo sotto la luce spettrale di un neon. E gli scherzi e le risate del Tenente Giuffrè della caserma Picca che chiama da una cabina perchè ha trovato quaranta centesimi dentro. E ridere e imitarsi nel reparto vuoto di neurochirurgia e fumare cercando di avere acqua mia omonima da una tecnologica macchinetta mentre altri degenti in pigiama parlano fumano e passano in barella. E il reparto di cardiochirurgia vascolare vuoto, chiuso, nel silenzio un bip bip dei tasti di un cellulare che ci gela perchè sembra altro. Mentre fuori cade l'intera riserva idrica del mondo e a me sembra di aver preso la patente nautica anzichennò; l'omino meteorologico ha deciso che piove sempre dopo il tramonto. E io mi sento la febbre e uscita di lì trangugio alcool per farmela passare. Cercando di farmi passare dalla bocca l'amaro del mio sangue.

edit del 15-11 N.B.: Il naso non è il mio, è quello di un'amica!


Noazemi | 15:29 | commenti (9) | permaloso



 

venerdì, novembre 12, 2004

Ermetismi

E forse un giorno anch'io potrò essere orgogliosa di me.

 

 

poi ti mangerò


Noazemi | 17:51 | commenti (5) | permaloso



 

mercoledì, novembre 10, 2004

Come ho già detto più volte io non so guidare, ok, e il fatto che il mio esame pratico per la patente sia sabato è un problema. Altro problema è Samuel, ovvero il mio istruttore, che non sa insegnare e pensa a dire cazzate sui Depeche Mode e sui bonsai e sulla birra e sui locali. E puzza di arbre magique. E quindi io mi aggiro per la città con la macchina di mio padre cercando di mantenere la destra e la mia corsia e dare la precedenza ai pedoni e altre amenità, ritrovandomi poi sorpassata da destra e sinistra magari contemporaneamente e sommersa da fiotti scroscianti di clacson noncuranti della gigantesca P sul lunotto. Ma in fondo è risaputo che questa è una città di incivili e che la precedenza è un'opinione, anzi, una pessima opinione.


Noazemi | 20:27 | commenti (5) | permaloso



 

domenica, novembre 07, 2004

Sull'epifania di Gigi Gomma
(post pseudoscientifico e fondamentalmente folle)

Vi è dunque un gran mistero che circonda l'esistenza di questa città. Ovvero come possa la presenza fisica delle cose diventare evanescente tutt'ad un tratto. Ad esempio prendiamo l'Esserci (dasein) del sunnominato soggetto. Uno studioso può incontrarlo, nell'arco della stessa sera, in quattro posti differenti che noi per comodità scientifica chiameremo Pellicano, Taverna del Maltese, Piazza Ferrarese e Storie. 



Noazemi | 15:50 | commenti (16) | permaloso



 

giovedì, novembre 04, 2004

Le parole sono senza senso e si fanno dimenticare

Pensavo che forse è l'ora solare a portare tutta sta melassa malinconica in giro per le strade. Oggi erano le due e mezza e stavo correndo verso la mia lezione già iniziata da dieci minuti e ho cominciato a pensare, insomma a farmi quella che si suol dire una sega mentale. Al solito le sventure hanno incominciato ad accavallarsi nel mio cervellino. Sono apparse immagini di morte & distruzione in quest'ordine:
-la lettrice di francese che mi faceva le menate per il mio ritardo
-lo scritto di italiano lunedì che mi andava a cazzo perchè non ho più l'uso della lingua italiana
-il mio 98 degli esami che mi salutava con la manina
-la mia voglia di studiare che faceva lo stesso
-il mio corpo che un tempo era flessuoso e muscolettato e che ora è un ammasso di muscoli mollicci e ossa
-il mio stacco della frizione
Dopo questa teoria di simpatici epifenomeni mentali mi sono sorpresa a pensare che forse ho fatto un errore, forse avrei dovuto prendermi un anno di pausa, forse sarei davvero dovuta andare all'artistico, forse
E allora mi sono sentita ignorante ed inadeguata, neanche buona a fare la brava mogliettina.










Noazemi | 18:28 | commenti (12) | permaloso



 

mercoledì, novembre 03, 2004

Faghin tristeza

ebbene mi è stato attaccato questo modo di parlare. Chemmerda avere gli amici lontani. Dico io, se l'italia non si sviluppasse per il lungo ma formasse una circonferenza non chiusa basterebbe prendere un picciol traghetto e ci si vedrebbe. Ma purtroppo è andata così, che poi alla fine quando arriva il treno si piange e si ride insieme (e non si commenti "non sono un frignone io" perchè piangere fa bene ai nervi ed è anche bello che si pianga per salutarsi occhei?). E ora penso alla tristezza che sarà domani mattina svegliarsi senza due bei tipini che ti contendono cesso e computer (e sigarette) e a cui vuoi tanto tanto bene e che sono riusciti a rallegrare le melassose giornate di festa autunnale (nonostante il tempo dimmerda). Buh, non so. Non mi viene niente di liricheggiante ora come ora, sarà che sono stanca e un po' triste, e forse è meglio così.

(ma io che sono dura ci sto facendo il callo a 'sta storia di partire-vedersi-stare bene-ripartire [bugia, anzi PIM!])

N.B.: Non c'è nessuna frase con il passato remoto in questo post!


Noazemi | 00:43 | commenti (9) | permaloso



 

lunedì, novembre 01, 2004

En passant

Ah, ho poco tempo. Seba si fa la barba, MIKI legge le mie poesie di prima liceo steso sul letto cum-sigaretta-in-bocca e tra un po' dobbiamo uscire. Nel frattempo scarico le foto di ieri sera (uuu, concertone di alouìn, a-a). Bah, che palle sto tempo di merda, non gira nessuno, mi sembra davvero una domenica d'inverno ed invece è lunedì e fa pure caldino. Un giorno magari raccontero com'è andata ma mo non mi va.

cià cià


Noazemi | 16:46 | commenti (2) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









ciarpame








1.



Il Drago Mercurio


Il Togut


Sailor Marx


Charlie's Engels



















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