venerdì, dicembre 31, 2004

Back again

Ebbene, sono di nuovo qui con una password nuova, datosi che la vecchia l'avevo dimenticata e non ho potuto postare da Trieste. Non voglio scrivere nulla di questi cinque giorni, non ho l'ispirazione nè mi va di togliermeli dalla testa così come sono stati. Stupendi, nonostante tutto. Tornerò presto. Ed è una minaccia.


Noazemi | 18:17 | commenti (4) | permaloso



 

mercoledì, dicembre 22, 2004

Noi siamo un trio
ovvero:
l'uso di Winnie the Pooh provoca scompensi neuronali


 

[N.B.: La seguente conversazione può non risultare chiara a causa del fatto che cartuccia sono due persone] 

Noazemi | 21:35 | commenti (20) | permaloso



 

martedì, dicembre 21, 2004

Arsenico & vecchi concetti
(a me non piace la musica che fa uuuuu)

Ultimamente dormo poco. Non so perché e non lo voglio sapere. Quando cascherò dal sonno dormirò come un uccellino spiumato nel suo nido. Per ora mi arrangio. Era da un po' che non mi ricordavo i miei sogni, i quali, generalmente e senza falsa modestia, sono stille di saggia follia ridanciana. Stanotte ho sognato Andrea che si faceva le canne per strada. Quando mi sono svegliata ho pensato che non lo vedevo da sei mesi, Andrea. Dal giorno in cui ci siamo diplomati. Strano carattere il suo, viziato rompiballe estremamente intelligente. In quarta lui mi veniva dietro, poi ha desistito con l'età. Per un paio d'anni ha cambiato taglio e colore di capelli ogni due settimane. Non so neanche quante volte l'ho mandato a fanculo e lui l'ha fatto con me. Però in fondo gli ho anche voluto bene a modo mio. Fatto sta che l'ho incontrato e che mi ha offerto un caffè. Ora vive da fuorisede nella sua stessa città ma per il resto non è cambiato un cazzo. Mi sono sentita una merda quando mi ha detto che un anno fa si sarebbe aspettato una telefonata nei due mesi in cui non ha vissuto. E ha ragione.



Noazemi | 15:45 | commenti (2) | permaloso



 

sabato, dicembre 18, 2004

Suonala ancora, Sam!
(let it roll, dj, roll)

Certo che berrei, Ilaria, se tu non avessi trangugiato tutto l'alcool trangugiabile. Sì, perché c'hai il ragazzo a Milano e ti devi sfogare. Sì, perché io sto morendo di freddo e meno male che ho il petto pieno di macchie rosa e non mi sono potuta mettere niente di scollato. Sì perché mi sto divertendo e non ho bisogno di bere quando mi diverto. Quando sento che quasi tutto va per il meglio. Quando sento il solito unz tunz cedere il passo all'assolo di tastiera della canzone più ricottara degli ultimi trent'anni, quando vedo le mie amiche togliersi le scarpe e saltare e coinvolgere persino un uomo in divisa e un altro col mascara. E la piccina non più piccina, travestita da principessa, avvinghiata al suo uomo-dalla-testa-luccicante, felice finalmente.
Certo che parlerei, mamma, se non avessi dato via la voce e la lucidità mentale durante la notte. Sì, perché quando le mie amiche macchioline rosa mi svegliano per farmi sentire il rumore del primo autobus del giorno, per farmi intravedere il viraggio del cielo da violaceo a lattiginoso, non si può pretendere che la mia faccia non abbia il colore del vomito di gatto.




Noazemi | 15:14 | commenti (6) | permaloso



 

mercoledì, dicembre 15, 2004

vaffanculo

edit: anche perché un'imprecazione da sola risulta un po' criptica. Ho sempre creduto nella sfiga. Sfigs ultima dea, si potrebbe dire, l'unica rimasta come "conforto" agli uomini nel vaso di Pandora. Sai poi che bel conforto. Allora, caro virus ti scriiiiiivo e ti informo che non sei il benvenuto. Hai cagato il cazzo e penso tu possa cercarti qualcun'altro. Il mondo è pieno di stronzi che si meritano la tua fastidiosa presenza. Voglio dire, ci sono i tuoi amichetti che causano colamenti di nasi e starnuti e dopo tre giorni vanno via. Ma tu no, tu sei nato stanco e non ti va di cambiare tanto spesso come quellilì. Sai che ti dico? Va, tu e i tuoi sintomi, ti voglio fuori di qui al più presto, comprì? E faccia lo stesso chi ti ha mandato.


Noazemi | 16:40 | commenti (6) | permaloso



 

domenica, dicembre 12, 2004

Tremate tremate, le streghe son tornate
(che cos'è quello smalto nero, t'è morto il gatto?)

So di essere una nota mangiabambini. Odio i bambini, non i neonati sia chiaro, ma i bambini, da quando iniziano a parlare a quando cominciano ad usare il cervello nei rapporti sociali (e per molti questo momento non arriva, come è ben noto). Stasera ero immersa nella bolgia del centro-sabato-natale. Cercavo di non avere il mio solito attacco di agorafobia perché uno svenimento in mezzo alla strada mi avrebbe di sicuro condannata ad essere calpestata e maciullata amabilmente dal popolo intorno a me. Tre bambinetti, potevano avere dieci anni, con dei palloncini oblunghi in mano: uno me lo dà in faccia, un altro mi frusta il deretano. Stop. Fermo immagine. Occhiataccia gelida non recepita dai tre che sghignazzavano oltre. Io ferma nella mia indecisione. SBAM! Colpisco il quarto amichetto che cercava di raggiungerli. Non l'avevo visto. "Oooh, e che cazzo..." mi fa lui e sùbito pronto poggia la sua manina da latte dove non doveva. Millesimi di secondo passano inesorabili ma poi. "CHE CAZZO MI TOCCHI IL CULO, STRONZO!", due passi di corsa indietro, il terrore sulla sua faccia e su quella dei compagnucci, scappano atterriti. La gente scandalizzata mi guarda e io soddisfatta sorrido. Evviva il femminismo e la libertà.



Noazemi | 01:50 | commenti (11) | permaloso



 

mercoledì, dicembre 08, 2004

The Red & The Reindeer
(Il fumo uccide gravemente te e il vostro bambino)

Iersera fu il primo impatto con la solita Bari natalizia. Mon dieu, spiraliforme sul serio! A parte l'atmosfera da Carnevale di Rio data da un nutrito gruppo di artistidistrada su trampoli che chiasseggiavano con tamburi e fischietti per le maggiori vie del centro, turbando la furia acquisitoria del ceto benestante che si aggirava salameleccando in pseudodialetto tra gioiellerie decorate con stellone intermittenti e megastore monomarchio. E avanzando un po' nella zona più popolare si giungeva a toccare l'estremo kitsch, un Babbo Natale in plastica semovente a grandezza naturale ascoso dietro un albero a forma di dama dell'ottocento. E ancora dopo un mendìco ubriaco travestito che augurava buon Natale saltellando sulle sue Nike Shox d'annata. E l'amata Feltrinelli gremita di ragazzetti chioccianti per l'ultimo disco punk in svendita. E come al solito si faceva finta di aver freddo, intabarrati in cappotti e sciarpe à la page senza ricordarsi il vero freddo, che non giungerà presto.
Scena finale: quattro donnette davanti alla stazione che giocano con il nuovo terminale ipertecnologico della fermata del 2. Una parla di deretani maschili con la leggerezza di un caterpillar, un'altra parla a telefono, la terza poggia la testa sulla spalla della quarta dalla frangia viola, sconsolata. E tornano a casa. Con un sorriso languido nella testa.




Noazemi | 19:38 | commenti (7) | permaloso



 

domenica, dicembre 05, 2004

Schifo
e un senso latente di nausea cronica

Non per altro, ma per tutto. Tutto ciò che sono e che faccio e le interazioni con gli altri esseri umani, è questo che mi disgusta. Nel bene e nel male qualsiasi comportamento sociale porterà problemi. Ossia seghe mentali, fraintendimenti, sottintesi, sofferenza. La morte cerebrale, insomma. Se poi si guarda un po' più in largo è proprio la socialità che ha portato a guerre e formazioni di Stati e teorie economiche.Parlare, usare la mia voce e ascoltare altra gente che mi fa domande e cerca di inserirmi in un contesto mi urta. Tutto ciò che cerco sono un po' di silenzio ed essere sicura di ciò che passa per la testa dell'unica persona che mi interessa. E un buon libro.



Noazemi | 14:58 | commenti (8) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









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