lunedì, gennaio 31, 2005

Torture quotidiane
(quando fanno di tutto per farmi sentire inadeguata)

Sabato mi sono resa conto di non comprarmi pantaloni da un anno. Mi sono altresì resa conto che tutti i pantaloni che ho sono in via di disfacimento. Ci sono i saldi. Ogni volta che devo comprarmi un paio di pantaloni subisco uno stress psicologico degno della C.I.A. in Sudamerica. Mettendo anche in conto che pare io abbia dei gusti particolari (ma chiedere jeans larghi a zampa è forse chiedere l'impossibile?). Infatti:
1) la commessa mi guarda dall'alto in basso mentre cerco un modello a me consono;
2) se non lo trovo, Ella mi propone modelli aberranti di maglina/gessato e/o fintostrappati fintosporchi con scritta sul culo
3) al mio rifiuto vengo apostrofata dall'orrida frase "Ma quest'anno va così" quest'anno va di merda, quindi
4) se putacaso trovo ciò che mi piace (evento rarissimo), La Malefica Donna mi farà gli occhiacci sentendo la mia taglia poiché non è una 38 (ovvero quanto di più simile esista ad un palo della luce) e cercherà in tutti i modi di tornare dal magazzino dicendomi che la 40 è finita
5) nel momento della gloria, ovvero giunta alla prova del capo da me scelto, scoprirò che le mie gambe sono più corte di almeno quindici centimetri rispetto a quelle dell'oggetto, ergo mi sentirò una nana grassa e dovrò subire il calvario dell'andirivieni dalla sarta per accorciarli (e magari quell'altra emissaria del Demonio me li accorcerà a metà polpaccio perché quest'anno va così)
E infatti sabato sono tornata a casa senza pantaloni nuovi ma con degli anfibi rosa maialino.

Noazemi | 11:55 | commenti (21) | permaloso



 

giovedì, gennaio 27, 2005

 Zeno
(epifania del maschio ideale)

Oggi ho fatto da maestrina a Gaia nell'atrio di Rascia. Lei è brava, sa un sacco di roba e gli ingranaggi del suo cervello sono ben oliati, cosa rara ultimamente (certo, tranne quando è con il suo Uomo, in quel caso il meccanismo va in stand by, ma chettelodicoaffare). Mentre parlavamo avevamo vicino tre porte chiuse. Oltre: Rascia che guarda Star Wars su un maxischermo al plasma, un gruppo di cover di rock italiano, gli Halflight. E lei parlava, parlava di EmilioAmaliAngiolinaStefano, AndreaMariaElena, Zeno. -Ciò che verrà scritto sia lontano da ogni fraintendimento, non mi esprimo per metafore, almeno cerco di evitarlo perché mi dà profondamente sui nervi- Zeno, Svevo, Trieste, La Persecuzione insomma.Cazzi miei, per altro. Dicevo, Zeno. L'uomo ideale. Innocente, silenzioso, ti ama anche se sei brutta, l'importante è che gli piaccia tuo padre. Mio padre piace a tutti. E anche se ha l'amante sedicenne non te lo farà pesare, non ti lascerà perché hai pochi capelli e lei le trecce, non ne ha il coraggio. Non ti lascerà mai, e se c'è la guerra ti vorrà ritrovare ad ogni costo. Docile e remissivo, facile da controllare, insopportabile. Sa anche scrivere poesie, piccole ignobili composizioni sulle mosche morenti a dire il vero, ma ha l'animo dell'artista almeno nell'intezione, e questo conta. Fuma, ed è giusto che lo faccia. L'unico difetto è che vuole smettere. E magari la stempiatura, chessò. Io potrei amare Zeno non ricambiata. Io amo Zeno. Non ricambiata perché lui non esiste. Il mondo è pieno di gusci travestiti da Guido Speier. Poi magari li sgozzo entrambi, chissà.

Noazemi | 00:17 | commenti (6) | permaloso



 

lunedì, gennaio 24, 2005

Stasi
(che ieri m'illuse, che oggi t'illude)

Piove. Troppo facile capire quando piove appena sveglia, la città suona di foglie nel vento e clacson nell'ora di punta. Come il giorno in cui tutto
 Ho dormito poco e male e ho la voce che raschia. Ricordo anche i miei sogni stavolta. Atmosfera da sbuffo di fumo oggi. Nonostante l'angoscia repressa e i suoi tic, non sì può non essere lenti e rilassati. Duecento, trecento pagine in due giorni, svogliatamente. E poi semilibertà fino al mio compleanno. Andrà, come è andato il resto. Buio. [Pink Floyd - Wish You Were Here]

Noazemi | 13:04 | commenti (13) | permaloso



 

venerdì, gennaio 21, 2005

Mia madre ha comprato venti chili di arance
(elogio dell'inutilità fatta post)

Cazzocazzocazzocazzo. No, non è una prova per vedere quante volte lo riesco a scrivere senza intruppare. Tra l'altro sono senza occhiali e vedo orbescamente questo editor. Non che sia un problema. Ho un esame, la settimana prossima. Credo. Letteratura italiana 1. Saremo almeno cinquecento a farlo. E mi sono resa conto che sono a metà programma da una vita. E per quanto studi non mi sblocco da metà programma. Le possibili soluzioni sono:
a) Entrare in panico e studiare senza pause fino al Giorno Del Giudizio (ma non è nel mio stile)
b) Entrare in panico e non studiare più tantononcela faccio (è ancora meno nel mio stile)
c) Fottermene e parlare all'esaminatore del funzionamento di un orologio atomico (non so come funziona e non tocco roba scientifica da mezzo anno ormai)
d) Fottermene in generale (con relative ingiurie da parte dell'Augusta Genitrice)
e) Boh, vediamo dove arrivo poi anche se è 18 chissenefrega tanto 110 e lode non lo avrò mai (e mi sa che)
Non so, davvero. Intanto vedo collegamenti con le varie opere che studio ovunque (vedi le Bianche Suore di Digitale Purpurea che ho riscontrato nel Trovatore l'altro ieri ich spinne).

Noazemi | 23:29 | commenti (14) | permaloso



 

mercoledì, gennaio 19, 2005

E come si fa?
(il dramma dei questionari è che non si può loro resistere)

Noazemi | 16:13 | commenti (14) | permaloso



 

martedì, gennaio 18, 2005

Psichedelia
(posso scrivere giambi sulla tua schiena?)


Sono il numero immaginario, sono Godot. Spunto dalla mia volontà di esistere, essa stessa non esiste.
Dormiamo in una lampada a cera.
Comunque splinder è posseduto da Sant'Agostino
Magnus es, domine, et laudabilis valde: magna virtus tua, et sapientiae tuae non est numerus.
così pare.

Noazemi | 19:53 | commenti (6) | permaloso



 

venerdì, gennaio 14, 2005

Sie verlassen den Amerikanischen Sektor
US Army

 La mattina del ventisette agosto duemilatré trascinavo me e il mio imponente borsone arancio per il cortile di quel palazzo, mia madre si dannava a dividere la spazzatura in trentacinque bidoni per la raccolta differenziata, mio padre litigava con i bagagli che non volevano entrare nell'apposito vano della nostra vettura, il vento già autunnale spostava le foglie cadute dagli alberi , la Sprea scorreva lenta lì vicino e i punkabestia della stazione di Friedrichshain che mi avevano fregato non una ma due preziosissime Diana Blu italiane continuavano a sedimentare a pochi metri dai binari. E i buchi delle fucilate sulla fiancata del palazzo restavano immobili. E io mi accucciavo sul sedile posteriore della macchina e ficcavo la testa nello zaino per cercare il mio discman. E mentre nella successiva ora e mezza vedevo Berlino scorrere via non sapevo. Il muro diroccato e dipinto. Il Check Point Bravo, uno dei due fratelli sfigati del Charlie. Bono che mi dice che non può credere alle notizie di oggi, la stessa cosa che mi diceva dieci giorni prima mentre facevo la stessa strada al contrario. I sobborghi e il traffico. I boschi. L'autostrada piena di lavori in corso, sempre uguale a se stessa lungo tutta la nazione. E io non pensavo che a sera, chiusa in una stanzetta di un Gasthof sudtirolese mi sarebbe mancata così. Tanto. La sinagoga di Oranienburger Strasse e i suoi cubi di cemento a proteggerla. Le prostitute allegre e i locali, il centro sociale. La faccia da puntale dell'albero di Natale della onnipresente torre di Alexanderplatz. Le fobie di mia madre sui tram e sui gatti che avrebbero potuto entrare in casa (ne avessi visto uno!). Il Pergamon Museum nella sua opulenza da risorgimento tedesco. Il Museo Ebraico, la mia ossessione per i nove mesi successivi. Friedrichstrasse e il senso strano che ti dà Marlene Dietrich Platz. Il tizio travestito da FedericorediPrussia e le giapponesi sotto la porta di Brandeburgo. Le mie Converse rosse consumate dagli sterminati marciapiedi di Unter den Linden. Sotto i Tigli. Una città che ha un viale con un nome così non può che essere meravigliosa. E i racconti dei miei su come era ai tempi della DDR. E il grigiore triste dell'ovest, e il messaggio di Andrea sotto i palazzi razionalisti post Bauhaus Sei a Bari? E tu? E i parrucchieri alternativi con le panche sulla strada, il borseggiatore fuggitivo, il dolce al sapore di metropolitana mangiato in quel kebab. E i semafori per pedoni dell'est. Talmente belli che, appesi in forma di portachiavi alla borsa verde che lì ho preso, ora sono sempre con me in ogni viaggio significativo e anche all'università. E l'accento singhiozzato che fa cadere ogni pregiudizio sulla rudezza del tedesco. E poi basta. Un buon motivo per tornarci, lo dico sempre io.

Grazie Ataru per l'ispirazione


Noazemi | 12:28 | commenti (21) | permaloso



 

martedì, gennaio 11, 2005

 Sono una roccia
(anche se non sembra)

Sopravvissuta al tentativo di occupazione della mia casa da parte di un gruppo di passeri squatters cagatori e comunisti (di cui avrei voluto fornire un exemplum grafico ma purtroppo pare mi sia precluso l'uso artistico della matita oltre che l'uso in generale dello scanner), potrei raccontare della lunga caccia al passero bolscevico in cerca di un luogo ove dare sfogo ai suoi istinti animaleschi buttandosi a capofitto nell'amore libero e nella libera riproduzione primaverile. Ma non lo farò perché non ne ho affatto voglia. In questi giorni ho sentito le più sontuose cagate su Joyce e Svevo, una volta tornata nel tempio dell'Ignoranza che è la mia facoltà. Ho sentito cadenze abominevoli cantilenare frasi sciatte sintatticamente con boria da Papa secentesco e presunzione da Vittorio Sgarbi. Ho sentito la lentezza e la regressione che aleggia in quel luogo. Ho sentito anche che c'è stata un'altra sparatoria ieri. Ma questo non c'entra. Ho concluso pensando che davvero it's time to go.
E poi sono stanca di dire che lo sapevo. Perché so sempre tutto quello che deve accadere? Perché? Cazzo, mai una sorpresa, chessò, tipo non scoprire che l'esame di estetica è il giorno del mio compleanno come già supponevo. Non scoprire che il tipo ha parcheggiato di fronte a casa mia come pensavo. Non rendersi conto che ciò che temevo si è verificato. Mi affido a Murphy stavolta. No, dico, ogni tanto vorrei anche sbagliarmi sul corso che prenderanno gli eventi, eh!
'fanculo!

Noazemi | 15:16 | commenti (10) | permaloso



 

sabato, gennaio 08, 2005

Mamma, c'ho la nausea
(ma quanto è bello, ma quanto è gaio stare male l'otto di gennaio)


Evviva l'Italia, evviva la Bulgaria ma soprattutto evviva mia madre, la quale dopo aver fatto la moribonda (per la serie sto maaaaaaaale, mi sento come una ventosa che mi tira su lo stomaco [e anche evviva le similitudini a 'sto punto], che schifo il cibo, non mangerò mai più) per due giorni, guarisce miracolosamente dalla sua influenza con annessi & connessi gastrocosici e me la passa. Evviva evviva, oggi è sabato. Evviva evviva, alle seiemmezza devo uscire e non penso tornerò prima delle tre. Evviva evviva, farò la trovarobe (sempre meglio che niente in fondo) e se mi assento mi buttano fuori. Ergo, girellerò come al solito con la faccia verde, svomitazzando quando è il caso, dimagrirò ancora e così otterrò solo parti da scheletro o spirito dei morti. O da ragazza anoressica. Che poi non ho ancora capito perché il mio peso è argomento di dibattito come la guerra e il razzismo. Mah.
Ma lo fanno ancora il Disney Club il sabato pomeriggio?

Noazemi | 15:19 | commenti (10) | permaloso



 

giovedì, gennaio 06, 2005

Watching this rain turn to fire
(burns my mistakes and I know it's time to go)

Teoricamente starei per uscire... Teoricamente. Sto chattando in msn con un mio vecchio amico di Londra che mi racconta  di una trasmissione in radio da ubriaco che effettivamente deve essere stata strafiga. Stavo pensando che una anno fa mi dicevo dai su che è l'ultima volta che torni a scuola dopo le vacanze, dai su che tra sei mesi è finita, dai. E ora che mi dico? Un cazzo, come al solito. L'idea di mandare a fanculo tutto e tutti mi alletta, tanto bene o male quelle quattro persone che tengono a me (ma sono davvero così tante?) mi avrebbero abbandonata a breve comunque. Che dire? Non sono di cattivo umore, anzi. Diciamo piuttosto che cambio faccia ogni trenta secondi. Come al solito. Ho cercato davvero di migliorarmi ma come si può vedere non c'è storia. E dunque basta. Basta. Il mio problema è che riesco a mettere troppo a loro agio le persone e mi ci attacco. Mi attacco ai sogni. E ora che non ho più sogni nè persone mi ritrovo vuota e senza speranze. E e e. E non so più scrivere a quanto pare. E e e. I drink my beer and I scream out loud. E mi sento sola, come sempre sono stata, come sempre sarò. Sola e con le occhiaie.

Noazemi | 22:30 | commenti (7) | permaloso



 

mercoledì, gennaio 05, 2005

Ti piacciono le stelle?
(sporca belletta poetica blah!)

Durante il mio viaggetto precapodanno trovommi più volte ad attraversare un boschetto definito romanticonelsensoriginaledeltermine dal mio Ospite. Lo Stesso una sera ebbe a pormi la domanda. Non ricordo quali parole riuscii a sputare al momento, tanto immersa ero nella mia e nella sua tristezza, ma so bene quel che pensai e non proferii per timidezza o nonsoché. Mi spaventano. Se riesco a fissarvi gli occhi per più di un minuto ho le vertigini e il cielo diventa una calotta o, per citeggiare, un coperchio, opprimente. E mi sento una mosca in un bicchiere, e ciò che ho sotto i piedi non mi regge, e ciò che ho sopra mi soffoca. Brivido metafisico (tanto per citeggiare ancora un po', visto che pare non sia mai abbastanza la mole di s-cultura nozionistica appioppataci)? Mah, forse, non so. Ma i colori del Sudtirol a fine agosto mi provocano male fisico, dovrebbe forse questo sembrare strano?



Noazemi | 00:37 | commenti (2) | permaloso



 

lunedì, gennaio 03, 2005

Lista
(post autoreferenziale e scarno, più che altro una mancanza d'ispirazione e una richiesta d'aiuto)

-Ho detto ai miei nonni che fumo (dopo cinque anni era anche ora)
-Ho realizzato che la mia vita fa schifo così com'è e forse è giunto il momento, seppure in ritardo, di svoltarla nettamente
-Ho risolto una situazione troppo in sospeso da troppo tempo ritrovandomi con l'angoscia latente alla bocca dello stomaco
-Ho bevuto caffè senza zucchero
-Ho mangiato troppo e mi viene da vomitare

Periodo del cazzo anzichenò, sono sempre troppo sensibile ed empatica. Non ce la si fa, o forse sì.









Noazemi | 00:23 | commenti (3) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









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