venerdì, febbraio 25, 2005

Particellare
(sala parto, per l'appunto)

Non avevo mai visto una persona laurearsi. In una sala enorme piena di bambini genitori vecchi amicifashiondelcandidato fiorielaborati fintecoroned'alloro. Caldo decisamente insopportabile, l'Ateneo che davvero sembra un ospedale, specie di sera con i neon accesi e le pareti azzurrine e le scale antincendio con le scritte facdesistem. Ci girerei davvero un film lì, però roba sullo stile Trainspotting, che urge rivedere e magari leggere. Magari in inglese. Magari quando avrò finito l'Ulisse. Magari dopo lo spettacolo, magari quando avrò deciso dove trascorrere la mia futura carriera accademica fino al giorno, appunto, della laurea. Se ci arriverò prima di schiattare sotto il peso della cultura. La cultura non paga, infatti siamo tutti morti di fame, sì. In saecula saeculorum. Però parenti non ne voglio, fornirò loro la tesi in versione cartacea, basta che non vengano lì a piangere e far casino e vedere quanto sono cresciuta in così poco tempo. Comunque è una realtà evanescente e quasi metafisica, la mia laurea, troppo lontana nel tempo & nello spazio.
Tutto ciò per dire che quando avrò tempo, soldi, coraggio e possibilità mi forerò l'ombelico o qualche altra sensibilissima parte del corpo.

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lunedì, febbraio 21, 2005

Heroin
(giochi di luce)

Ho passato mesi con un'ombra che non era la mia. Forse anni. Infatti ogni volta che la guardavo mi compiacevo di come fosse alta (lunga?) e slanciata. No, non era la mia, decisamente. Però era figa, aveva i piedi grandi e le gambe secche e lunghe, come i disegni dei manga giapponesi. Una stangona dai piedi grandi, sì. In realtà l'ho sempre saputo che non era la mia, ma l'ho sempre accettata perché mi stava simpatica, e poi chissà quella stronza di modella che l'aveva abbandonata, vendendosi anima e corpo al diavolo per chissà quanti grammi di coca.
Non è stato uno scatto d'ira. Nè disperazione. Mi sono alzata dalla sedia e sono andata in corridoio per fumare. Avevo un foglietto piegato in quattro in una mano, il portafogli mortuario nell'altra. L'ho presa e stracciata, l'ombra dico. E poi l'ho buttata nella spazzatura. Senza rancore, senza liberazione. Quasi un gesto meccanico. E se fosse stata l'ombra dell'arte?

Noazemi | 22:21 | commenti (11) | permaloso



 

domenica, febbraio 20, 2005

Epistole amorose/2
(ovvero, i biglietti di auguri che la gente si trova a ricevere in onore del proprio anniversario)

Ciao Sveva,
è con le lacrime agli occhi che ti scrivo questa lettera... Davvero, tu non ci crederai ma ho una fastidiosissima congiuntivite allergica che mi fa lacrimare tutto il giorno!
Comunque, siamo davvero contenti che tu ci abbia invitato alla tua festa anche se non sopportiamo il resto delle tue amicizie (soprattutto quella persona lì... Sì, proprio lei!) e non apprezziamo in toto la tua "novelle cuisine" e credo di parlare a nome di tutti gli HalflighT quando ti dico che avremmo davvero voluto dedicarti una nostra canzone, ma l'unica che ci veniva in mente era "Never Care About You"... Tu sai quanto ci teniamo a te, soprattutto Rubby che da quando sei di nuovo single vorrebbe farti in ogni maniera e io sempre lì a dirgli: dai, Michele, si è appena lasciata con Ale, non è il caso!!! Io invece con te non ci proverei mai, uno perché sto con Gaia e due perché sei la cugina di Ronchi e avete lo stesso sangue... Che altro dire... Ah sì, quel rabbino di Luigi non voleva farti il regalo (e poi si spaccia per nobile quel morto di fame) e che ti auguriamo una felice festa di compleanno e di avere tante soddisfazioni dalla tua carriera universitaria. Se non dovessi riuscirci puoi sempre vendere il tuo corpo a gente meno fortunata di te... Sì Rubby ok, lo sa che esisti (che palle!)

E ora la classifica:

primo posto: Giù B. (vince lo scudetto)
secondo posto ex aequo: Gaia, Viviana (le mie donne)
terzo posto ex aequo: Monica, Alessia, Roberta, Goal Sisters (le altre donne)
quarto posto: Rubby (per via dei suoi desideri sessuali)
quinto posto ex aequo: Marco, Frankie, Marcello (inoihccir)
sesto posto: Luigi (per la sua tirchiaggine)
settimo posto: Ale (perché ha smesso di fumare)
ottavo posto: Beppe (retrocesso per le sue flatulenze puzzolenti)

ps: Never care about you... Never, never, never!!! By HalflighT


Ordunque TuTTo ciò è molto bello, belli gli amici, belli i regali, bella la fesTa. Ho anche imparaTo che HalflighT si scrive con la T maiuscola, per cui rimedierò immanTinenTe. Boh, grazie. A TuTTi, inTendo. Anche a chi mi ha appeso un Winnie The Pooh TravesTiTo da ape al cellulare.

Noazemi | 15:39 | commenti (3) | permaloso



 

giovedì, febbraio 17, 2005

Epistole amorose
(diciannove è un numero del cazzo)

Carissimo dott. prof. Roland Barthes,
posso darti del tu? Sì, beh, io te lo dò lo stesso, tanto sei un po' morto, non credo tu possa rispondere.
Dicevo, io non ti ho mai studiato, ma forse avrei fatto meglio a farlo. Non perché c'entri con l'estetica, scommetto che hai detto un sacco di cose interessanti. So per certo che ti troverò dietro ogni angolo di ogni esame che farò, perché tu parli di roba che mi tocca da vicino. Per te ho accettato anche che la mia mamma fosse fuori casa nel giorno del mio compleanno, perché lei ti vuole bene e ti commemora e organizza convegni in tuo onore. Ma cazzo, Roland. Da due mesi mi preparavo per questo esame, nel giorno, appunto, del mio compleanno. Che è oggi. E tu, proprio tu, anche tu, nient'altro che tu, solo tu... Sei il vitello dai piedi di balsa, no. Tu mi fai spostare l'esame di una settimana perché il professore di estetica ha un appuntamento accademico (galante?) con te. Tu mi tradisci. Friedrich non l'avrebbe mai e poi mai fatto. Quindi, un bel vaffanculo te lo meriti. Poi forse, se ti scusi in ginocchio, potrei perdonarti.
Baci,
S.
P. S.: Sempre onoriamo come ogni anno sir Giordano Bruno, arrostito in piazza Campo de' Fiori addì diciassette febbraio milleseicento

Noazemi | 11:45 | commenti (19) | permaloso



 

venerdì, febbraio 11, 2005

Can't buy what I want because it's free
they can buy but can't put on my clothes

I guess I hate you. Me lo diceva mia madre che dovevo nascere negli anni settanta. Me lo dicevo io che a otto anni volevo andare ai concerti al centro sociale prima che lo chiudessero. E lo abbattessero. La figlia reietta degli squatters. Che da grande al massimo farà la sguatter visto che non avrà altra possibilità di lavorare. Io non ci sono mai entrata al centro sociale, non l'hanno voluto le circostanze. Chiara ce la portava la sorella scandalizzando varii genitori, lei si sentiva figa. Raccontava delle "donne col cazzo" dipinte sui muri, o vere, non ricordo. O che le timbravano la mano, che c'erano quelli che fumavano ma lei non sapeva ancora che c'era differenza tra sigarette e sigarette. Era un vecchio magazzino vicino al vecchio deposito degli autobus e sul retro aveva tatuato un enorme faccione di Che Guevara. Poi il parcheggio sarebbe diventato lo sbiazzo, poi il parchetto, covo di troiette punk tredicenni e fattoni di ogni genere. E campo di gioco degli skaters sfigati che da anni cercano di fare gli stessi giochetti non riuscendoci e spaccandosi le ginocchia ogni volta.
Ma in fondo voglio essere figlia del mio tempo, datemi il peluche ascellare e Winnie the Pooh appeso al cellulare. I'll end up alone like I began.

Noazemi | 00:38 | commenti (21) | permaloso



 

martedì, febbraio 08, 2005

Almost Viole(n)t
(chi dice che il viola non può essere blu?)

Lady Violine cammina sul bordo dei marciapiedi in linea retta per vedere se gli autobus in corsa la possono investire. Evidentemente no, perché Lady Violine sta più che bene, fisicamente. Forse per Lady Violine il bordo del marciapiede è come la riva del fiume su cui ti siedi aspettando che passi il cadavere del tuo nemico. Lady Violine sembra sempre un po' fatta, ma non è che sia fatta, lei è così. Per Lady Violine è sempre carnevale, spesso si maschera e la gente la guarda strano. Lady Violine considera i suoi capelli una parrucca e li cambia un giorno sì e l'altro pure staccandosi lo scalpo con una mannaia e ricucendoselo. Lady Violine non attende il grande amore, è una specie di misto tra Amélie Poulain e Lorena Bobbitt per gli uomini. Nelle notti insonni Lady Violine scoperchia il bidone che chiama casa ed esce dalla porta per andare a folleggiare sotto la neve di luglio. Lei si nasconde dietro ogni angolo per spaventare i bambini cattivi. Lei svolazza giù dai grattacieli. Lei infila le gomme nei lunghi capelli biondi delle modelle.

Noazemi | 16:51 | commenti (4) | permaloso



 

domenica, febbraio 06, 2005

Panda's way
(la neve non copre niente)

Ho un occhio pesto perché non faccio attenzione a dove metto la testa quando vado in cessi di case altrui a pisciare. All in all you're just another brick in the wall. Ho un occhio pesto e me ne vanto. Ho un occhio pesto e fuori scende non-neve-ma-quasi. Diversa sì da quella di stanotte, la neve delle quattro bianca piccola leggera. Ho un occhio pesto nonostante la pastafrolla congelata che ci ho messo sopra ieri. Ho un occhio pesto e vorrei farlo all'edicolante sconosciuto che mi ha detto che le sigarette fanno male. Scommettiamo che fa male lo stesso se te la spengo sul braccio? Adesso tutti si sentono in grado di giudicare chiunque anche se quel chiunque non dà fastidio a nessuno. Ho un occhio pesto vero, non come quelli della Lavigne. Che mi hanno detto che siamo uguali. Allora, questo è tutto da dimostrare: innanzitutto io ho almeno dieci centimetri di gambe in più di lei. Non ho la voce da topo. Non storpio le canzoni. Non ho i capelli lunghi e lisci e biondi. Non ho gli occhi chiari. Non mi atteggio a ragazzina ribelle. Le cravatte le uso come cinture. So riconoscere una mozzarella di bufala da una avariata e non la chiamo formaggino. E ho più stile. Molto di più. E mi lavo.
Aria viziata e irrespirabile. Ho un occhio pesto.

Noazemi | 15:07 | commenti (14) | permaloso



 

venerdì, febbraio 04, 2005

Say hello to Heaven
(ma che volete da me, fatemi dormire forse sognare)

Democrazia significa caos, disordine. Movimento. Quindi energia cinetica trasformata in calore disperso. Tante democrazie provocano il surriscaldamento della Terra. Con lo stesso ragionamento si arriva all'idea di poter riscaldare una stanza mettendo storta una tovaglia.
Sempre per principi termodinamici. Ma io con la fisica non ho mai avuto un buon rapporto, cioè, mi piaceva ma non la studiavo perché mi scazzava. E poi la Democrazia non è realizzabile.
Ma quando è il mio turno di gettare la prossima pietra ti dico che sei bello anche se mi chiami cagna. Non è nel mio stile, oh no. Ok, ora posso andare a dormire?

Noazemi | 23:50 | commenti (12) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









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