venerdì, maggio 27, 2005

Lovely sindrome premestruale
(un'estate al mareeeee)

Ora. La decisione delle mie ovaie di fottersene degli ormoni indotti e di continuare a produrne per sè mi crea non pochi problemi caratteriali. Acuiti dal mio standard di carattere che non è proprio quello di un peluche rosa, direi. Ho la schiena leopardata, i capelli sfibrati e gli occhi stanchi. Nonostante abbia finito da eoni di preparare questo dannatissimo esame, la settimana scorsa ero troppo presa dal trip dello studio matto & disperatissimo e dalla lontananza del dì fatale per farmi prendere dallo stress. Tutto ciò acuito dalla mancanza di danza e dallo spendere la maggior parte dei pomeriggi in un antro buio a guardare altri che fanno cose e dagli ululati pomeridiani dei preti in trasferta manda il mio self-control in pappa. E non posso neanche chiedere aiuto alle amiche sigarette causa repentina decisione di ridurre drasticamente la razione giornaliera. Per altro ho sbagliato a premere il bottone del distributore, ora ho un pacco intero di Camel super lights e nessuno che abbia voglia di consumarle. Ma vogliamo parlare del fatto che avrò tre pomeriggi a settimana occupati fino a fine luglio non si sa bene per quale motivo? Meglio di no. Meglio pensare alla maxiustione da sole che avrò domani sera. Per lo meno.

Noazemi | 23:22 | commenti (22) | permaloso



 

domenica, maggio 22, 2005

L'Impero congestiona ancora
(no, lei di qui, guardi, non può proprio passare)

Prosokì parakalò: questo è un post pilotato dalla longa manus (e qui aggiungerei morta) della donna che comanda il mondo perché è gestionale
Ieri pomeriggio si passeggiava bel belli per il centro cittadino, intenzionati ad usufruire gratuitamente delle varie mostre di fotografia ed arte varia contemporanea presenti nel Castello, causa Settimana Della Cultura. Ieri pomeriggio però cominciava il Congresso Caustico, il Congresso Cauristico, il Congresso Eucarittico, il Congresso Eucaristico destinato a durare fino a domenica prossima (zenith della manifestazione: la messa di Papa Ratzinger, nonché ex Cancelliere Palpatine [che nome], attuale Imperatore Sith della Galassia). La questione in questione è: può una città assediata da sacerdotame di varia natura nonché da migliaia di pellegrini, seri stavolta, essere bloccata totalmente? Possono dei pacifici cittadini essere impediti di vedere una vetrina di un negozio di musica trovantesi in una strada accessibile (esclusivamente pedibus peraltro) solo a pass-muniti? Possono gli stessi pacifici cittadini dover superare gimcane di transenne che manco a Disneyland per giungere in un luogo che sarebbe stato molto più facilmente raggiungibile attraverso una linea retta? E infine, possono sempre i soliti cittadini essere redarguiti dai custodi di un museo affinché fruiscano il più velocemente possibile delle mostre a disposizione in quanto nel cortile dello stesso sta venendo allestito un concerto rock per preti a cui parteciperanno Ozzy Osbourne e famiglia, Rammstein, Marilyn Manson, Sepultura e Sopor Aeternus? Erano meglio i vescovi in tunica acetata.
E comunque Guerre Stellari è strafigo e Carrie Fisher è il mio mito.

Noazemi | 15:13 | commenti (16) | permaloso



 

martedì, maggio 17, 2005

Mon dieu!
(quatti stillini, quatti papereli)

Vedo legioni di demoni rossi vestiti di stracci combattere con falce & martello altri demoni grigi in giacca & cravatta, difendersi con scudi spaziali antimissile sulle macerie del Resto Del Mondo, impegnato in una partita a calcio con la sopravvivenza. Vedo carcerati politici ammassarsi in storie di bombardamenti, elezioni pilotate, Grandi Presidenti Robot avvicendarsi nel vivere in un orrendo palazzo nella strada più kitsch della città più finta del Grande Impero dopo Las Vegas (ma a Vegas c'è Grissom che risolve tutto).
Dicono che studiare fa bene, a me provoca ricomparse di tic da esame e attacchi di nervi in puro stile Pazza Da Ricovero. Ucciderò qualcuno entro breve.
BERLINO!

Noazemi | 19:47 | commenti (16) | permaloso



 

giovedì, maggio 12, 2005

Out of reach
(take a bottle, drink it down, pass it around)

Ho le mutande a righe orizzontali. Azzurre e nere, in puro stile me. E ho voglia di scrivere, cosa particolarmente inusuale in questo periodo paranoico. Saranno i consigli musicali di Papa che ispirano chessò. Sarà questa mosca rompicoglioni che a quest'ora non è ancora andata a dormire e vagola davanti allo schermo. Sarà la cappa di nuvole che rende viola il cielo, o rosa.
Cosa faccio. Faccio che sopporto i postumi di una sagra non poi così cattiva se mi ha portata a rimpinzarmi di un batuffolone di zucchero filato rosa più grande di me. Che non è che ci voglia molto. Per altro ho scoperto l'unico adesivo della Lega Nord più a sud del veneto, in piazza Diaz l'altra sera. Sdentellato dai vari tentativi di toglierlo, ma si sa che i nordici ce l'hanno duro e fanno gli adesivi con la colla dei cerotti anticoncezionali, o a scelta di quelli alla nicotina, che non si tolgono manco se li paghi.
Faccio che alla fine penso che le mie uniche radici sono quelle dei miei denti, piuttosto belline per come sono venute nella radiografia di stamattina, e non mi importa di lasciare la casa in cui sono cresciuta. Beh, per lo meno non mi dispero. Prima o poi doveva succedere. Carofiglio dice che quando deve succedere succede, anzi lo dico io per mano di Carofiglio.
Faccio che sono un po' isolata, ma alla fine va bene così, perché studiare fa bene ai pochi neuroni atrofizzati di cui dispongo. Alla fine non sono mai stata una tipa molto mondana. Va bene così.
Sono Elena e sono pazza d'amore. Sono Laura e sono una vampira che sente le voci dei venusiani, vado in giro su un motorino scassato con una mannaia sottobraccio. Sono Sveva e sono pazza anch'io, per conto mio. Let's take the moon and make it shine for every one. E ho appena avuto un altro dejà-vu. Facciamo che adesso vedo quanto ero esaurita l'anno scorso e poi vado a nanna, domani la guerra fredda mi attende speranzosa.

Noazemi | 00:00 | commenti (10) | permaloso



 

mercoledì, maggio 04, 2005

Fenomenologia della psicosi collettiva
(ovvero di come una sagra paesana può sconvolgere il normale ordine delle cose)

L'anno scorso evitai di parlarne come si deve, presa dall'isteria preesame. Ma stavolta le cose sono diverse.
Come non tutti sanno, San Nicola è il giorno 6 di dicembre. San Nicola di Mira è il patrono della città di Bari. Ma nessuno qui sta a casa da scuola il 6 dicembre. Nell'anno milleequalcosa un gruppo di marinai baresi, noti latrones, fecero a gara con altri latrones veneziani per vedere chi arrivava prima a Mira per rubare le ossa di quel poveraccio. Arrivarono prima i baresi. Da allora ogni anno che il Fato decide di mandarci, la popolazione di questa dannata città viene colta dal furore festaiolo nei giorni 7, 8 e 9 maggio, in ricordo di quando quei cozzali decisero di tornare nel porto natìo.
Ciò significa che il mondo intorno a qui viene occupato da gentaglia di ogni sorta, dai "pellegrini" accampati dovunque con le loro roulottes e le loro sedie di plastica e le loro parmigiane, ai venditori di zucchero filato cocco giuggiole plasticose musica neomelodica cantata da notori mafiosi lupini olive radio cinesi ed altre amenità, alle allegre famigliole in tuta acetata loquenti in un idioma a me oscuro. Sabato 7, il centro totalmente bloccato da essi e dalla processione in costume, dicono interpretata dai discendenti dei fures, ogni anno sempre più spettacolare, ogni anno sempre più kitsch. Domenica 8, il giorno che sarebbe stato di festa se non fosse stato di domenica, la statua del palluto santo viene messa su una barca e chi ha un parente pescatore può assistere alla Sua ascesa al centro del porto nonché ai fuochi artificiali, totalmente inutili trattandosi di un orario piuttosto illuminato quale è mezzogiorno. Un paio d'anni fa, in piena paranoia terroristica, montarono male i supporti dei razzetti i quali andarono a finire direttamente sulle barche. Nel pomeriggio, mentre io sarò simpaticamente a giocare a D&D, svolazzeranno le frecce tricolori. La sera, i primi noiosissimi fuochi artificiali, spettacolari, a forma di cazzi volanti. Per altro è l'anniversario della mia rottura di naso (oltre che di palle). Lunedì 9, la festa è quasi finita, la gente stanca torna celere alle proprie occupazioni, ma di sera il mondo deve sorbirsi altri cazzi volanti sbrilluccicosi fino all'una.
Quando andavo alle elementari le maestre assegnavano come compito una relazione sul corteo storico, sempre uguale ogni anno.
Quando andavo alle medie Marta, in piena esplosione ormonale fighettistica, mi diceva che conveniva andarci perché avremmo sicuramente trovato qualcuno più zampo di noi, ed inseguiva il pulchro Raffaele.
La folla mi fa star male.

Noazemi | 12:57 | commenti (20) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









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