martedì, giugno 28, 2005

Ou ou ou, Sebastiano smettila di lamentarti, non sei l'unico a dover dare esami, checcazz. Per altro fa caldo, il caldo e la mancanza di mare provocano rallentamento neuronico. Ciò nonostanteeeeeeeeeee... Ho trovato qualcosa su cui scrivere.

Dell'atavica lotta tra un uomo e gli augelli
(storia di un'invasione trascurata)

Massì, infatti, sono davvero troppi. I giornali locali, non avendo da parlare di siccità, quest'anno trovansi impreparati e farciscono le loro pagine di invasioni bibliche da parte di a) cavallette, animali la cui orrorosità è stata già ampiamente comprovata durante l'invasione dell'anno scorso la quale, a dispetto di ciò che dicono i frutti delle rotative, non si è affatto ripetuta; b) blatte, orridi, putridi animalacci rossicci i quali, e questo è vero, da circa quattro anni popolano allegri le fogne di questa città, per poi fare capolino nel mondo di sopra nei mesi estivi facendo così urlare donzelli impressionabili. Appurato che le due "invasioni" pubblicizzate dalla stampa sono l'una inesistente e l'altra non considerabile quale tale, notiamo l'antenna del palazzo di fronte che arrostisce al sole ed elucubriamo.
Tempo fa giacevo esausta e cazzeggiante sulla poltrona, tutta intenta a visionare gli ottimi telefilmS della Fox nella mia ora d'aria postprandiale (erano le tre del pomeriggio, in pratica), non osando affatto spostare la mia attenzione sul redivivo Dosoncric ché lo sonosco a memoria, del quale tra l'altro ho avuto modo di riorecchiare parlando al telefono con un'amica le prime tre battute della prima puntata della prima serie (Joey "ormai abbiamo quindici anni, non possiamo più dormire insieme", Dawson "e perché?", Joey "io ho il seno e tu hai i genitali!"), davvero da dire chi ben comincia, male alloggia, non c'è nulla di più cerebrale e stupido del modo di essere dei personaggi di quel telefilm, intiere adolescenze rovinate con questi begli esempi, e poi uno si chiede perché noi gggiovani ci si dà alle droghe e all'alcool, va bene ok la finisco con questa digressione astrusa. Dicevo, nel mentre di questa faticosa attività quale è stare stravaccati in poltrona a guardare telefilmS deficienti, la soglia viene varcata da un uomo grosso et barbuto et stanco, ovvero mio padre. L'aspetto cereo del volto mi rivela il suo stato provato, il quale viene attribuito da me alla gran fatica che un professore può fare durante gli esami di stato. Ma un altro furore oscuro lo rode dall'interno, ed egli espressamente me lo confessa: ogni dì al sorgere del sole la sua sveglia consiste nei versacci dei rondoni appostati per la notte nella cassetta della tapparella. Alché egli mi costringe ad assistere ai suoi intenti suicidi nel cercare di tamponare il pertugio attraverso il quale gli animali si infilano con dello SCOTCH (si scrive così, abbiatelo a mente) da pacchi per poi infilare stracci dall'altro lato, in quanto lo scotch non era una possibilità plausibile. E a tutt'oggi, questo uomo ogni sera osserva con aria assassina questi avicoli tornare ai loro puzzolenti ed angusti nidi, non pago del fatto che la natura li abbia fatti così deformi, macchinando torture immaginarie degne di un cartone animato di Wile E. Coyote.
Per non parlare dei putridi piccioni, sfrattati dal vecchio palazzo fatiscente murato in rovina che finalmente hanno deciso di abbattere, i quali assaltano balconi, davanzali e antenne paraboliche coadiuvati dai soliti passeri squatter (che già tempo addietro avevano attentato all'incolumità della real Magione). Inutile il canarino da guardia.
E che dire dei corvi (oddio, sinceramente non so se siano davvero corvi, ma somigliano) e gazze che ameni al tramonto posano le loro stanche membra sull'antenna di cui sopra quand'essa non è più incandescente?
Hitchcock mi sa che aveva ragione.

Noazemi | 15:51 | commenti (24) | permaloso



 

venerdì, giugno 17, 2005

Però ho riso molto
(wonderbra chador)

Vorrei sapere per quale astruso motivo non fossi loggata.
Una bella settimana per morire davvero, poiché tutti aduliamo le leggi-burqa e provvediamo affinché restino lì dove sono. Datemi un velo nero e ve ne sarò grata, potrò difendere la mia femminilità dagli attacchi volgari dell'uomo. Datemi una casa dai muri spessi, con poche finestre, di modo che possa nutrire il mio corpo con le virtù dello spirito, e vivere d'aria e di repressione. Datemi degli orecchini di perle e un tailleur rosa e andrò a difendere il vostro verbo sacro annuendo alle parole del mio protettore. Datemi un cilicio per martoriare le mie poche carni peccatrici. Cosicché produrrò progenie innocente per voi.
Non ho mai creduto veramente nella forzadellamore, mai sinceramente. Smetterò di credere anche in quelladellamicizia, per lo meno per questa stagione, perché non ci ho capito davvero niente, né voglio essere la fune che viene tirata. Non è quello il mio ruolo.

Noazemi | 00:55 | commenti (18) | permaloso



 

domenica, giugno 12, 2005

Testiculus
(noja imperat)

nessuna voglia di smuovere i neuroni, ma proprio per niente:

Noazemi | 15:45 | commenti (16) | permaloso



 

mercoledì, giugno 08, 2005

Run, baby, run
(aggiorno solo perché fa tristezza)

Oh guarda, sono davanti al computer. In realtà lo faccio solo per un appello della cara Sbryz, la quale lunedì, dopo aver affrontato il Diluvio per giungere alla mia magione, lamentossi del fatto che non scrivevo da una vita. Che devo dire. Martedì ho il fatidico scrittodifrancese dopo il quale molto probabilmente avrò una profonda crisi depressiva causa bocciatura, altrimenti avrò una crisi angoscio-depressiva causa orale in 30 giugno. Venerdì ho rischiato di vomitare per due ore in facoltà attendendo il prof superstar che ha avuto l'ardire di apporre un trenta senza lode sul mio libretto. Non vado a teatro da una vita, e sincermente preferisco così, perché sono una donna a cui piace la democrazia e odia i polpettoni sull'amicizia morbosa delle bambine un po' cresciute. Sabato ho fatto le quattro ascoltando gli altri litigare e credo che andrà avanti così. Ho anche sentito un vecchio (o vegliardo?) amico che sa bene chi è. Ho una casa a Berlino ad agosto, e sono felice. Le foto non so quando riappariranno, per ora non mi va. E domenica andrò a votare.

Noazemi | 15:24 | commenti (13) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









ciarpame








1.



Il Drago Mercurio


Il Togut


Sailor Marx


Charlie's Engels



















bottonistica


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

gentaglia

*loading*

licenza

In questo blog tutto (grafica, testi, foto), a meno che non sia specificato, è farina del mio sacco e quindi è sottoposto a
Creative Commons License
che vuol dire: prendete quello che volete, basta che diciate che è mio, non lo usiate per scopi commerciali e lo condividiate in questa stessa maniera.