Effettivamente una delle ultime cose a cui penso è il blog. Povero. Ma in fondo l'estate è come la panna, amalgama tutto e non si riesce ad isolare il sapore di ogni singolo pensiero significativo. Che poi di pensieri significativi non è che ce ne siano molti. In questi giorni mi ritrovo home alone a pochissimo tempo dalla mia partenza, prova generale di lavatrici e spese e cucina varia. Ho un sonno della madonna e fa caldo, anche se starnutisco continuamente, chissà perché poi. In realtà ho poche cose da dire, anzi no, ne avrei parecchie ma non si possono ordinare in qualcosa di sensato, ergo è come se non ci fossero. Massì, siamo reticenti!
Domenica parto, vado via, in un posto non so se migliore ma sicuramente meno caldo di qui, almeno spero. Ciò che c'è tra qui e domenica è il rimanente delle mie vacanze, per cui voglio essere assente. Presumibilmente mi farò sentire qualche volta da quel della capitale germanica, ma per ora boh. Buon agosto.
Allora, prima di tutto, mi è stato richiesto esplicitamente di fare pubblicità ad un novello blog di un pazzo logorroico folle casuale, è un amico, gli voglio molto bene. In secundis, lo so che sono loquace quanto un fregio in stucco in questo periodo, ma sincermente l'ispirazione difetta. Fessaz, non ti lamentare.
Ieri sera sono andata ad un concerto contro l'apetura dei CPT, e da qui deriva il titolo del post, preso da un versaccio in una canzone che suonavano durante un cambio palco. A parte il fatto che alla fine ci conosciamo tutti con tutti e siamo sempre gli stessi da millenni (le giovani avrillavigne non frequentano questi eventi, non sarebbe abbastanza punk). A parte che non capisco quelli che si portano i cani che poi passano la serata ad azzannarsi / ingropparsi / mangiare piadine marcescenti lasciate in terra chissà da chi e chissà quanti eoni prima. Né capisco quelli coi piercing troppo elaborati, ad esempio c'era un tizio cher aveva il piercing al trago dell'orecchio sinistro, e fin qui va bene, ma poi aveva un buco anche nella cartilagine alla stessa altezza per cui portava come orecchino un'enorme sbarra di acciaio con puntapallina alle estremità che passava attraverso tutti e due i buchi. Robe da fachiro indiano insomma. Per non parlare di quella col microdilatatore e il cerchio di plastica che ci passava attraverso. Intanto c'erano i Mau Mau, della cui esistenza mi ero dimenticata, anche perché da quel che ho potuto sentire il livello delle canzoni si è abbassato notevolmente, soprattutto per quanto riguarda la qualità dei testi (dea, sei bea, dea, sei vera oppure mia macchina mercedes vecchia di vent'anni, dimenticandosi l'esistenza degli articoli e della sintassi, le quali frasi per altro venivano ripetute circa 1836 volte per canzone rispettiva), o magari nella presentazione durante la quale il cantante tutto convinto ha detto: "questo pezzo si chiama drnzmiii rnazmbje!", giuro che ha detto così, giuro. Oh beh, insomma, alla fine faceva freddo e la macchina di Marco aveva i sedili bagnati dalla grandine. Grandinavano Pan di Stelle, pare.
In questo blog tutto (grafica, testi, foto), a meno che non sia specificato, è farina del mio sacco e quindi è sottoposto a
che vuol dire: prendete quello che volete, basta che diciate che è mio, non lo usiate per scopi commerciali e lo condividiate in questa stessa maniera.