martedì, luglio 26, 2005

Ciò che non è, è
(temporaneo congedo)

Effettivamente una delle ultime cose a cui penso è il blog. Povero. Ma in fondo l'estate è come la panna, amalgama tutto e non si riesce ad isolare il sapore di ogni singolo pensiero significativo. Che poi di pensieri significativi non è che ce ne siano molti. In questi giorni mi ritrovo home alone a pochissimo tempo dalla mia partenza, prova generale di lavatrici e spese e cucina varia. Ho un sonno della madonna e fa caldo, anche se starnutisco continuamente, chissà perché poi. In realtà ho poche cose da dire, anzi no, ne avrei parecchie ma non si possono ordinare in qualcosa di sensato, ergo è come se non ci fossero. Massì, siamo reticenti!
Domenica parto, vado via, in un posto non so se migliore ma sicuramente meno caldo di qui, almeno spero. Ciò che c'è tra qui e domenica è il rimanente delle mie vacanze, per cui voglio essere assente. Presumibilmente mi farò sentire qualche volta da quel della capitale germanica, ma per ora boh. Buon agosto.

Noazemi | 00:40 | commenti (9) | permaloso



 

martedì, luglio 12, 2005

Giovannie
(enclisis)

Allora, prima di tutto, mi è stato richiesto esplicitamente di fare pubblicità ad un novello blog di un pazzo logorroico folle casuale, è un amico, gli voglio molto bene. In secundis, lo so che sono loquace quanto un fregio in stucco in questo periodo, ma sincermente l'ispirazione difetta. Fessaz, non ti lamentare.
Ieri sera sono andata ad un concerto contro l'apetura dei CPT, e da qui deriva il titolo del post, preso da un versaccio in una canzone che suonavano durante un cambio palco. A parte il fatto che alla fine ci conosciamo tutti con tutti e siamo sempre gli stessi da millenni (le giovani avrillavigne non frequentano questi eventi, non sarebbe abbastanza punk). A parte che non capisco quelli che si portano i cani che poi passano la serata ad azzannarsi / ingropparsi / mangiare piadine marcescenti lasciate in terra chissà da chi e chissà quanti eoni prima. Né capisco quelli coi piercing troppo elaborati, ad esempio c'era un tizio cher aveva il piercing al trago dell'orecchio sinistro, e fin qui va bene, ma poi aveva un buco anche nella cartilagine alla stessa altezza per cui portava come orecchino un'enorme sbarra di acciaio con puntapallina alle estremità che passava attraverso tutti e due i buchi. Robe da fachiro indiano insomma. Per non parlare di quella col microdilatatore e il cerchio di plastica che ci passava attraverso. Intanto c'erano i Mau Mau, della cui esistenza mi ero dimenticata, anche perché da quel che ho potuto sentire il livello delle canzoni si è abbassato notevolmente, soprattutto per quanto riguarda la qualità dei testi (dea, sei bea, dea, sei vera oppure mia macchina mercedes vecchia di vent'anni, dimenticandosi l'esistenza degli articoli e della sintassi, le quali frasi per altro venivano ripetute circa 1836 volte per canzone rispettiva), o magari nella presentazione durante la quale il cantante tutto convinto ha detto: "questo pezzo si chiama drnzmiii rnazmbje!", giuro che ha detto così, giuro. Oh beh, insomma, alla fine faceva freddo e la macchina di Marco aveva i sedili bagnati dalla grandine. Grandinavano Pan di Stelle, pare.

Noazemi | 13:39 | commenti (10) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









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