giovedì, ottobre 27, 2005

Verso tardi
(e mangiati)

Rivaluto i Rammstein per una canzone dark-depressiv-siamofighi, ovvero Mein Herz brennt, suggeritomi dalla pregiata Lusi, compagna di germanistica ad oltranza. E ne approfitto per chiedere se qualcuno può fornirmi mp3, wav o aac dei Nach Lade, gruppo indie berlinese al cui concerto mi capitò di trovarmi un sabato sera post nottata precedente (ah, i gloriosi tempi del Goethe-Institut!). Sono davvero bravi.
Finito l'angolino Verb- und erinnerungoso, si può notare come il Germanico Verbo abbia preso possesso della mia Parole (ah, già, ma io NON STUDIO AFFATTO linguistica) e poi comunque passare ad altro.
Ma perché non continuare con la parte erinnerungosa, visto che la mia vita attuale è interessante come quella di un amante dei treni?
Il concerto dei Nach Lade. La sera prima ero andata ad un Party di un mio compagno di classe in Friedrichshain per andare al quale non avevamo potuto prendere la U-Bahn, chissà per colpa della sbadataggine di chi (oddio ora ricomincerà con la cantilena del tucel'haicommè). Siamo arrivati primi e il tipo ospitante, performance arist ventitreenne gay comunista di Chicago, tira fuori una quantità d'alcool sovrumana mentre parla di quanto gli piaccia Tony Negri als Philosopher. Io scolo tre Berliner Pilsner in mezz'ora, e, dato il mio peso non propriamente consistente, mi ubriaco. Lo sbadatone che era con me racconta di un momento in cui io ero accovacciata a terra a seguire le linee delle mattonelle del pavimento, ma non è vero, non seguivo le linee delle mattonelle del pavimento. E siccome poi sarebbe troppo lunga da raccontare, mi fermo qui. Siamo tornati a casa alle 6,30, il sole era alto ma coperto dalle nuvole e pioveva leggermente.
Il fatto che poi ci siamo svegliati alle 10,30 per fare il bucato è un puro dettaglio.
Il concerto serale alla Kulturbrauerei  è stato un'esperienza mistica. Anche i punkabbestia alla stazione della U-Bahn che picchiavano il treno.

Erratacò: Come il buon Keinnamenlos spiattella universis, il nome del gruppo è sbagliato. In realtà si chiamano Nachlader. Tale errore è dovuto alla mia incipiente durezza d'orecchi (eh, l'età l'età). I trentenni sono la rovina dell'esistenza.

Noazemi | 22:03 | commenti (13) | permaloso



 

martedì, ottobre 25, 2005

Oh i test surre(n)ali
(che fanno bene all'intestino)

Ecco a voi l'ennesimo test rinvenuto sulle pagine virtuali. Questa volta credo ne valga la pena.


Noazemi | 22:50 | commenti (8) | permaloso



 

sabato, ottobre 22, 2005

Sofismi Random
(non è che è)

Oggi mi sento in vena di massime. Tipo tutto il cosmo si riassume nel contesto, che chi non segua una mia determinata lezione non credo possa capire. La costruzione dell'ultima relativa era alquanto nebulosa.
In ogni caso la vita procede piana, MEDIA direi. Infatti mi sto trasformando lentamente dall'elogio dell'imperfezione all'apoteosi della mediocrità. Forse è perché sono donna e studio lingue. Sì, è sicuramente così, mi devo abituare all'idea della morte imminente dei miei neuroncelli affogati tra risa gallinacee (oh, non è che poi mi prendo l'influenza?) per parole come ANCOLUTO. O cerealicoltura.
Beh, comunque sia prima o poi se si è come me bisogna arrendersi ad annegare nella melma.

Noazemi | 14:57 | commenti (14) | permaloso



 

sabato, ottobre 15, 2005

Rebirth
(si fa per dire, insomma)

Sì, ok, però ci ho messo una settimana per fare questo venefico esame. Una settimana! Roba che ti viene voglia di spenderli quei millemila euro per cambiarti il cognome. Roba che quella S lì davanti non la vuoi più vedere (e che ti fa essere l'ultima dell'elenco nonostante ci siano V e Z, non si sa perché).
Roba che in biblioteca ci sono le tue radici, ancora lì, per quanto tempo sei stata lì ad aspettare. Due palle che non finivano più. E crisi di panico annesse (ma precedenti al momento dell'appello).
Intanto si apprezzino i (minimi) cambiamenti apportati alla struttura blogghicistica, che io nel frattempo elaboro post. Giuro che ricomincio eh.

Noazemi | 16:24 | commenti (8) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









ciarpame








1.



Il Drago Mercurio


Il Togut


Sailor Marx


Charlie's Engels



















bottonistica


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

gentaglia

*loading*

licenza

In questo blog tutto (grafica, testi, foto), a meno che non sia specificato, è farina del mio sacco e quindi è sottoposto a
Creative Commons License
che vuol dire: prendete quello che volete, basta che diciate che è mio, non lo usiate per scopi commerciali e lo condividiate in questa stessa maniera.