sabato, marzo 25, 2006

ATWA

Ve lo dirò con sincerità, correndo il rischio di essera accusata di plagio. Vi sterminerei sangunariamente. Tutti.

Cassonetto


Noazemi | 15:36 | commenti (15) | permaloso



 

mercoledì, marzo 15, 2006

Somnium Scimmionis

Per la serie "guardate com'ero brava un tempo", direttamente dai meandri del pc un pezzo di racconto di una delle solite serate, scritto prima che diventassi il molliccio grasso e pieno d'amore che sono. E qui si pone la vexata quaestio (mamma mia che acconciatura, chiamate delle squadre di coiffeurs!): meglio il talento o l'amore ciccinoso? Secondo me è meglio l'amore ciccinoso, il talento lo si può sempre ripescare dal cilindro quando si vuole, se c'è.

Come al solito il mio cellulare era svanito nel nulla. Ed ero  in tremendo ritardo, come al solito. A volte, per quanto tu cerchi di scrollarti di dosso una determinata fama,  sembra che un nume ti si accanisca contro per permetterti di conservarla, per non scombinare la trama che gli eventi dovranno comunque seguire. Nel caos primordiale della mia casa buttavo per terra vestiti dalle sedie e dai tavoli per trovare quel piccolo malefico oggetto utile solo per dare fastidio. Alla fine lo scovai nascosto sotto quella che un tempo era stata una pila di libri, lo buttai nella borsa che ciondolava dalla mia spalla, contemporaneamente cercando le chiavi per chiudere la porta. Non avevo affatto voglia di uscire, oppure l'avevo, in quel misto di concetti che il caldo e l'ozio ti costringono a sopportare. Fuori era buio da un po' e le strade sembravano sporche. In effetti erano davvero sporche, ma d'estate lo sporco si diffonde e tutto sembra sporco, anche più di quello che è. Poche automobili rispetto alla normalità si aggiravano per il centro e io mi affannavo verso la stazione aspettandomi già il pippotto ironico sul concetto di puntualità. E così fu, una volta davanti alle Calabro_Lumache, mentre salutavo i compagni di una vita chioccianti. Dopo i convenevoli da copione, si passò alla fase più difficile: dove si va?
-Andiamo all'arabo, disse Giovanna.
-A bere l'assenzio, propose il neo-bohémien Luigi, non rendendosi conto che uno stucchevole liquore iperlcolico non avrebbe fatto altro che peggiorare la nostra sudorazione.
Alla fine optammo per la soluzione più ovvia, buttarsi in Città Vecchia a malignare sulla generazione fashion che la frequenta e seguire l'ispirazione del momento per la scelta del locale. La carovana si avviò festante, Luigi che fumava una sigaretta autoprodotta dopo l'altra, Giovanna che rideva sarcasticamente, Cristina e Claudia che parlavano di Università, io Sergio e Camilla in ultima fila in silenzio.
-Beh oh, 'sti esami? Come sono andati?


Ordunque si diceva, non è più il tempo per gli sproloqui, neanche se vengono da un file intitolato "cazzsacc". Il momento è prossimo, in cui tornerò alla scrittura su carta o comunque non sbandierata (onde evitare creazioni di fan clubs). Fatto sta che si invecchia, e quando gli ormoni impazziti e la nicotina lasciano il nostro sangue per lasciare posto a sane dormite e stimoli intellettuali seri (mi rendo conto che fino al diploma non dormivo praticamente mai), cade l'ispirazione. Afasia di Hoffmanstaliana memoria (grazie Markeritha) o semplicemente pigrizia? Io sono una germanista dannatamente pigra. E buonanotte.


Noazemi | 22:24 | commenti (3) | permaloso



 

mercoledì, marzo 08, 2006

The stroke that broke the camel's back

Il fatto è che se non ho più neanche la possibilità di un pranzo a casa, figuriamoci di un post. Le rughe accanto ai miei occhi, comunemente appellate zampe-di-gallina sprofondano nella pelle causa trucco sempiterno e lezioni ininterrotte. Il semestre sarà lungo, e come ben si sa ho ottimi motivi per non scrivere sul bbblogg, primo fra essi che non so più scrivere e difetto di ispirazione. Potrei postare i miei esercizi sulle lettere commerciali in tedesco (utili soprattutto per chi, come me, studia letteratura), ma forse è meglio di no per la sanità mentale di tutti.
Più che altro domani ho sei ore senza pausa dalle 8,30 e quindi sarebbe bene buttarmi nel letto a finire il libro che sto leggendo. Ed è superfluo dire che non è in traduzione.
Il francese fa schifo.

Noazemi | 22:43 | commenti (11) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









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