venerdì, giugno 23, 2006

Kafka aveva ragione

Si avvicina alla sedia e la usa per fare ciò per cui è stata inventata: sedercisi sopra. Caccia via dalla tastiera un banco di anguille che stava lì a fingersi un tonno da dieci chili, sposta l'alga dal monitor ed entra nella pagina di splinder. Comincia a scrivere: "Si avvicina alla sedia e la usa per fare ciò per cui è stata inventata: sedercisi sopra. Caccia via dalla tastiera un banco di anguille che stava lì a fingersi un tonno da dieci chili, sposta l'alga dal monitor ed entra nella pagina di splinder. Com" BASTA!

Ora non è che voglia dire che. Ma a parte l'angoscia di non passare, a parte l'appiattimento mentalfisico che si ha a chiudersi in casa per un mese e mezzo a studiare, a parte la vista che se ne va, a parte la pelle sempre più biancorrida, a parte la fatica.
La prima cosa che faccio dopo colazione è accendere il computer e vedere se ci sono novità.
Non ci sono novità.
Forse vado a studiare che è meglio, penso, e così faccio che è meglio.
Verso l'ora di pranzo mi si materializza un elenco fatale: "elenco degli studenti che HANNO SUPERATO".
Mi basta.
Guarda un po' la, c'è il mio nome, ma accanto solo una linea vuota.
Mah, lo aggiungeranno, dico io.
Non lo aggiungono.
Allora studio poi milavomitruccomivesto e vado in facoltà evitando i pesci già alla griglia che nuotano per strada per vedere i risultati affissi.
Tre piani a piedi tra sgombri sotto sale.
Tre piani a piedi in salita e discesa per scoprire che il Garante Della Privacy non permette a noi stessi di sapere che voto abbiamo preso ad un esame fino al momento della correzione.
Ed ecco creato l'estremo kafkiano.
Per non parlare di quel goggione che mi ferma e mi fa "Ma che sei quella del favoloso mondo di ameliiie?". Patetico.

Studia


Noazemi | 22:27 | commenti (8) | permaloso



 

domenica, giugno 11, 2006

La Muerte

Il francese fa venire mal di testa. Davvero, nuoce alla salute, ma siccome io sono masochista dovrò trascinarmelo ad oltranza anche per una eventuale specialistica. Perché ci vogliamo male.
In ogni caso l'assoluta mancanza di idee et ispirazione che mi connatura da un anno a questa parte va crescendo in questo periodo. Fatto sta che non vedo più senso di continuare a postare, causa il fatto che non ho nulla di interessante da dire ai miei lettori, e se non avessi sudato sangue per ottenere una grafica così carina, questo blog sarebbe già chiuso da tempo. Intanto ho scoperto che amo il cinema di Scorsese, nonostante Di Caprio, causa un bell'esame che mi ha aperto gli occhi su un mio probabile futuro intellettuale. Ma dopotutto questi non sono affari vostri.

gli uccelli


Noazemi | 14:41 | commenti (7) | permaloso



 

photoblog

dada


Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffonder grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l'accento dell'ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l'ultima apparizione di una gallina dimostri l'essenza di Dio.
Scrivo un manifesto e non voglio niente, eppure certe cose le dico, e sono per principio contro i manifesti, come del resto sono contro i principi (misurini per il valore morale di qualunque frase). Scrivo questo manifesto per provare che si possono fare contemporaneamente azioni contradittorie, in un unico refrigerante respiro; sono contro l'azione, per la contraddizione continua e anche per l'affermazione, non sono nè favorevole nè contrario e non dò spiegazioni perchè detesto il buon senso.
DADA non significa nulla.
Se lo si giustifica futile e non si vuol perdere tempo per una parola che non significa nulla. Il primo pensiero che ronza in questi cervelli è di ordine batteriologico: trovare l'origine etimologica, storica, o per lo meno psicologica. Si viene a sapere dai giornali che i neri Kru chiamano la coda di una vacca sacra DADA. Il cubo e la madre di non so quale regione italiana: DADA. Il cavallo a dondolo, la balia, doppia conferma russa e romena: DADA . Alcuni giornalisti eruditi ci vedono un'arte per i neonati, per altri santoni, versione attuale di Gesùcheparlaaifanciulli, è il ritorno ad un primitivismo arido e chiassoso, chiassoso e monotono. Non si può costruire tutta la sensibilità su una parola, ogni costruzione converge nella perfezione che annoia, idea stagnante di una palude dorata, prodotto umano relativo.
L'opera d'arte non deve rappresentare la bellezza che è morta. Un'opera d'arte non è mai bella per decreto legge, obiettivamente, all'unanimità. La critica è inutile, non può esistere che soggettivamente, ciascuno la sua, e senza alcun carattere di universalità. Si crede forse di aver trovato una base psichica comune a tutta l'umanità? Come si può far ordine nel caos di questa informa entità infinitamente variabile: l'uomo? Parlo sempre di me perché non voglio convincere nessuno, non ho il diritto di trascinare gli altri nella mia corrente, non costringo nessuno a seguirmi e ciascuno si fa l'arte che gli pare. Così nacque DADA da un bisogno d'indipendenza. Quelli che dipendono da noi restano liberi. Noi non ci basiamo su nessuna teoria. Ne abbiamo abbastanza delle accademie cubiste e futuriste: laboratori di idee formali: forse che l'arte si fa per soldi e per lisciare il pelo dei nostri cari borghesi? Le rime hanno il suono delle monete. Il ritmo segue e il ritmo della pancia vista di profilo.
Tutti i gruppi di artisti sono finiti in banca, cavalcando differenti comete. Una porta aperta ha la possibilità di crogiolarsi nel caldo dei cuscini e nel cibo. Il pittore nuovo crea un mondo i cui elementi sono i suoi stessi mezzi, un'opera sobria e precisa, senza oggetto. L'artista nuovo si ribella: non dipinge più (riproduzione simbolica e illusionistica) ma crea direttamente con la pietra, il legno, il ferro, lo stagno, macigni, organismi, locomotive che si possono voltare da tutte le parti, secondo il vento limpido della sensazione del momento.
Qualunque opera pittorica o plastica è inutile; che almeno sia un mostro capace di spaventare gli spiriti servili, e non la decorazione sdolcinata dei refettori degli animali travestiti da uomini, illustrazioni della squallida favola dell'umanità .Un quadro è l'arte di fare incontrare due linee, parallele per constatazione geometrica, su una tela, davanti ai nostri occhi, secondo la realtà di un mondo basato su altre condizioni e possibilità. Questo mondo non è specificato, né definito nell'opera, appartiene alle sue innumerevoli variazioni allo spettatore.
La spontaneità dadaista.
L'arte è una cosa privata. L'artista lo fa per se stesso. L'artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. È felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c'è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione. Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell'azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin'ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA; abolizione della logica; belletto degli impotenti della creazione: DADA; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buio, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell'archeologia: DADA; abolizione dei profeti: DADA; abolizione del futuro: DADA; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA.
(Tristan Tzara, 1918)









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