Endlich libera e depressa. Se è vero che gli esami non finiscono mai, è vero anche che la scuola tornerà per sempre ad angosciarti come un orrido fantasma putrescente. Basti pensare ai sogni che si fanno quando devi incontrare una vecchia amica che vive a Roma e che non vedi da un anno e ti ritrovi a sognare Amelia-capelli-d'oro-denti-di-seghetto-arrugginito che non ti permette di fare un'assemblea. E basta un esame a portarti indietro ai tempi in cui sudavi sangue per un 7 immeritato e i fiumi di lacrime che seguivano le terrificanti interrogazioni su red stockings parted teeth peageants dubliners pulling her feet sailing to byzanthium. Il peggiore insuccesso, la scuola sempre la stessa. Ma alla fine meno nove e passa la paura.
Nel mentre che io mi squagliavo i neuroni su noiosissimi libri, forse è anche arrivato l'autunno. Forse perché il cielo è ancora azzurro e le foglie stentano a cadere, ma poi mi ricordo che non ci sono alberi le cui foglie cadano facilmente nella nostra neo-Miami levantina sotto il giogo della Palma Onnipotente (e quando cadono le foglie delle palme, sperate di non trovarvici sotto). Ma l'autunno è bello lo stesso perché ricorda un po' l'agosto berlinese. E l'autunno è speranzoso perché forse tra un anno sarò in partenza, non laureata, ma pur sempre in partenza. Intanto mi consolo così.
Dopodiché potrei lamentarmi del costo allucinante dei biglietti della lirica del Piccinni in quart'ordine seconda fila, ma risparmierò la cantilena per chi la vorrà seguire. E poi dicono che i giovani non amano la cultura.
In questo blog tutto (grafica, testi, foto), a meno che non sia specificato, è farina del mio sacco e quindi è sottoposto a
che vuol dire: prendete quello che volete, basta che diciate che è mio, non lo usiate per scopi commerciali e lo condividiate in questa stessa maniera.